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Allods e l’ennesimo clone di WoW
Come è possibile intuire dal titolo si è di fronte, ancora una volta, ad un eccesso di fantasia da parte di autori “free” nei confronti di titoli storici dell’MMO: Allods Online, distribuito da gPotato (la stessa di Rappelz, altro pseudo-clone di Lineage), si posizione egregiamente in questa costellazione di meteorine; il gameplay, quasi tutte le razze e persino lo “stile” della grafica è fin troppo uguale al gioco della Blizzard, ma non mancano neanche note positive come la possibilità di customizzare discretamente il proprio personaggio, una velocità di carimento migliore di molti altri MMORPG fatti coi piedi ed una fluidità adeguata al dettaglio texture.
Ovviamente viene da chiedersi “perchè” bisognerebbe andare a cascare sempre sulle stesse cose, ma queste domande trascendentali raramente hanno risposta se non usa – forse estremamente scontata: cavalcare la cresta dell’onda a tutti i costi. E’ stato così nel periodo d’oro di Star Wars Galaxies, quando usciva un nuovo Sci-Fi ogni mese; si è ripetuto e continua a ripetersi ora quando World of Warcraft ha macinato record e intere famiglie, arrivate a sfasciarsi per questioni di gioco; è stato ribadito nella sua pateticità quando il Fantasy nevrotico di Lineage non sembrava bastare e sono spuntate fotocopie come Shaiya.
Da sempre, nella storia degli MMO, ci sono le copie ed i copiati: non sempre le seconde sono migliori delle prime, ma spesso accade; Allods farà parte di queste? Lo si vedrà quando abbandonerà il Beta Testing entro il 2010.
SquareEnix pronta al XIV Final Fantasy
La data è ormai sostanzialmente confermata: anche se non si ha un riferimento preciso è certo che, l’ultimo capitolo della saga di Final Fantasy, vedrà la luce entro il 2010; come l’XI si tratterà di un MMORPG e quindi, dopo il flop di The Last Remnant, la softwarehouse sembra intenzionata a puntare in questo settore.
Il gioco si ambienterà nel fantastico mondo di Haiderin e ad i giocatori sarà permesso di avventurarsi nelle Terre di Eorzea: inevitabili gli upgrades grafici anche se il gameplay rimarrà lo stesso, oltre all’immancabile Fee mensile e al “permadeath” dell’account targato tutto SquareEnix; per capire di cosa si tratta è necessario aprire una breve parentesi.
Quando si apre un nuovo account, sia esso gratuito, a pagamento, con Item Mall e quant’altro, il 99% degli MMO lo tiene sempre memorizzato nei propri server e ne garantisce l’esistenza se non altro per anni (visto e considerato che i giochi stessi hanno comunque una longevità limitata): in sostanza se giocate un periodo e poi smettete di pagare, quando dopo TOT tornate, ritrovate i vostri personaggi e tutto quello che avevate fatto esattamente come lo avevate lasciato; ebbene, SquareEnix è praticamente l’unica a NON seguire questa politica, disattivando l’account in maniera permanente quando si decide (o si ha la sfortuna) di saltare il pagamento anche di una sola Fee.
Questo significa che decidere di non giocare anche solo per un mese dopo anni porterà all’inevitabile perdita di TUTTO quanto si è fatto, personaggi e achivements annessi.
Guild Wars 2 ancora senza una data
L’atteso titolo di ArenaNet, sequel dell’omonimo e famoso titolo, rimane ancora senza una data di uscita; le certezze sono poche e vengono divulgate in maniera centellinata dalla softwarehouse sponsorizzata da Nc-Soft: il gameplay rimane lo stesso del predecessore nonostante la parte grafica presenterà notevoli innovazioni ed un motore 3d completamente rivisitato; l’iterazione con gli enviromentals sarà migliorata permettendo anche di distruggere o alterare gli oggetti d’arredo e verrà introdotto un sistema di “mentoring” per permettere ai giocatori più esperti di gruppare con i novizi.
Oltre alla consueta modalità PvP (player versus player) e GvG (guild versus guild) si sfideranno intere nazioni, tra cui un nuovo continente aggiunto alla mappa originale del primo Guild Wars; anche il cap limit dei livelli sarà alzato oltre il ventesimo del precedente titolo, mentre la celeberrima Terra di Tyria sarà completamente rimappata per adattarsi agli sconvolgimenti che faranno da base alla nuova storyline.
La storia è ambientata 250 anni dopo la fine di Eye of North, la quarta espansione del precedente episodio, ed i giocatori potranno esportare il nome dei personaggi, gli obiettivi raggiunti e le badge, anche se saranno disponibili nuove classi alle quali attingere; la comunità di fan non può che rimanere in attesa di vedere questo progetto annunciato come molto promettente.
Gods&Heroes: Rome Rising
Dato alla luce dall’ormai defunta Perpetual, Gods&Heroes è un MMORPG mai andato oltre la Beta: dalla grafica promettente e dal gameplay originariamente molto simile a quello di Guild Wars (un personaggio principale più un piccolo gruppo costruibile con NPC, Non-Playing-Character), è rimasto nel limbo per mesi dopo il fallimento della Softwarehouse genitrice.
Il gioco è di tipo storico e non vi sono aggiunte come classi come elfetti, nani, orchi, eccetera, ma permette la scelta di soli umani: anche le classi saranno “realistiche”, suddividendosi in specializzazioni tipiche dell’epoca romana (come astati, triari, veliti e quant’altro); durante il progresso sarà possibile allinearsi con le divinità classiche del periodo, acquisendo certi tipi di bonus piuttosto che altri a seconda di chi si scelga, sia esso il bellicoso Marte o la zuccherosa Venere, il tonante Giove o la possessiva Giunone, anche se non sono mai stati resi pubblici sufficienti dettagli al riguardo per stilare un prospetto soddisfacente.
L’unica “quasi” certezza è che sarà a pagamento, almeno per quanto riguarda la Fee mensile: Heatwave Interactive, il nuovo sviluppatore, ha dovuto sostenere costi non indifferenti per riprendere in mano l’oneroso progetto lasciato incompiuto dal predecessore, quindi è quasi scontato non si limiterà ad un sistema con Item Mall.
Nc-Soft e Lineage: il tempio dei farmers
Già in precedenza si è parlato di farming, farmers e del fenomeno dell’e-buying: questo cancro dell’MMO è diffuso ovunque, sebbene alcune Softwarehouse abbiano trovato dei metodi (e la voglia) di contrastarlo; molti MMORPG usano il un programma aggiuntivo e che si avvia prima del gioco stesso chiamato GameGuard, uno “scudo” anti hacking e cheating, ma purtroppo questo è anche uno di quelli più soggetti ad aggiramenti ed exploit.
Lineage 2, da anni nel panorama dei MMORPG e sempre sulla cresta dell’onda, è sempre stato invaso dai farmers illegali e dai BOT necessari proprio all’e-buying: in tanti anni è impossibile pensare che fior fior di programmatori non siano riusciti a mettere la museruola a qualche “hacker” cinese, mentre i server gratuiti riescono a farlo modificando un paio di righe di codice; viene dunque il dubbio che NC-Soft non voglia realmente arginare il fenomeno, cosa supportata non solo dal sospetto d’incopetenza troppo marcato, ma anche per le conseguenze di un’epurazione reale e definitiva.
L’economia di una delle più grandi comunità online è INTERAMENTE basata sul farming e sull’e-buying: il semplice atto di giocare o di “espare”, l’andar a zonzo uccidendo mostri cattivi per far crescere il proprio personaggio (e divertirsi), a certi livelli diventa impossibile se non si ha un’equipaggiamento tale da supportare… e completamente improbabile da recuperare tramite metodi strettamente legal, ovvero senza l’e-buying; non bisogna dimenticare che, oltre a questo, chi si affida all’e-buying per Lineage ha dei vantaggi spropositati rispetto a chi non lo fa, tutto il sistema ne è assuefatto e senza collasserebbe.
4Story: l’analfabetismo ingiustificato
Il titolo di questo articolo parla chiaro e da subito un’idea di cosa si sta per trattare: il MMORPG 4Story sviluppato da Zemi Int. e distribuito da Gameforge (conosciuta nel mondo dei giochi online) e della “qualità” della documentazione inerente; il videogioco è disponibile in varie lingue tra cui l’italiano, ed è qui che sorgono i problemi. Viene il dubbio che i traduttori dei contenuti siano stati arruolati tra cugini poveri del carbonaro Gasperino de’ Il Marchese del Grillo, stupendo e indimenticabile commedia con Alberto Sordi: a parte gli evidenti errori di grammatica l’italiano, nel suo complesso, è al limite del massacro e degno di una parodia di Nonciclopedia; alcuni termini totalmente inventati mentre altri sono “italianizzati” da chissà quale lingua risultando addirittura più facile, per chi conosce l’inglese, leggere le sezioni straniere piuttosto che quelle nazionali.
Il gioco in se, a parte questi orrori che farebbero rivoltare nella tomba i Padri della lingua italiana come Petrarca e Alighieri, non presenta nulla di nuovo sul panorama degli MMO: tre fazioni a cui allinearsi (due in conflitto tra loro e una neutrale); elfetti, umani, fatine e una sorta di uomini-gatto tra le razze scieglibili; Free Play (almeno il buon senso non è tramontato) e Item Mall a supporto che PERO’… non segue molto la politica in proposito, permettendo agli utenti di comprare oggettistica davvero importante che può fare la differenza in gioco.
Per finire, si tratta di un prodotto trito e ritrito, già visto, ampiamente abusato.. e destinato a far divertire “un po’ di più” quanti hanno la possibilità di spendere soldini veri alla Item Mall di Gameforge: di certo il fair play, come la lingua italiana, ne esce malridotto.
Shaiya e la clonazione di Lineage II
A quanti non è mai capitato d’incappare in giochi “molto” simili tra loro o che avevano delle caratteristiche “forti” in comune? A quanti non è mai capitato di dire “cavolo, questo gioco mi ricorda tanto quell’altro“? Probabilmente a pochi.
Shaiya è un MMORPG stile fantasy lanciato nel ‘07 in Corea, ben tre anni dopo Lineage II, eppure in grado di mostrare preoccupanti aspetti troppo simili a quello dell’altro gioco: la scelta delle razze (Orchi, Umani, Elfi chiari ed Elfi scuri) è identica, cosiccome le possibiltà nulle di customizzazione dell’avatar; persino le classi sono identiche non fosse che il prodotto di NC-Soft offre un sistema multi-classe e sub-classe parecchio avanzato; dulcis in fundo anche le movenze dei personaggi e alcune animazioni ricordano fin “troppo bene” il compagno coreano. L’unica differenza sostanziale che balza all’occhio di chi conosce il prodotto della casa più famosa è la diversità nei dettagli grafici: Shaiya risulta più scarno, meno pesante per PC poco performanti e le texture leggermente più sgranate; di contro è molto più facile giocare da soli senza bisogno del gruppo in supporto, l’esperienza sale un po’ più velocemente e le quest abbondano in ogni luogo (anche se mantengono lo stesso sapore insipido di quelle della controparte).
In sostanza è impossibile non pensare di trovarsi davanti ad un indelicato clone: troppi i punti in comune, troppe le coincidenze (se le si vogliono così considerare), dalle scelte più banali a quelle più “intime” che ogni Softwarehouse fa; probabilmente un MMORPG che ha tentato di ritagliarsi una fetta di successo vivendo di luce riflessa.. dimenticando che, per gli amanti del Free, esistono i server unofficial di Lineage II.
Gli angioletti di Aion
Il nuovo titolo di NC-Soft, gettato nella bolgia in tempi rapidi per contrastare il disastro di Tabula Rasa, si pone in quel panorama Fantasy non-canonico di cui abbonda già la rete: Elfi, Drow, Nani e quant’altro lasciano il posto a mistiche creature alate, bardate in armature scintillanti e spade fiammeggianti; in poche parole quanto di più scontato, abusato e sfruttato vi sia nell’immaginario collettivo e nella tradizione MMO Coreana.
Aion annovera una grafica notevole, un gameplay intuitivo e di semplice approccio anche da parte dei profani: di contro mostra sostanzialmente ben poche innovazioni rispetto all’ormai datato Lineage 2; il leveling è estremamente lento e frustrante, giocare senza un party praticamente impossibile e l’equipaggiamento va sudato presumibilmente in mesi (se non anni) di gioco continuativo. Ancora una volta si tratta di un Tempio al Farming made in Korea, osannato da quei powerplayer che non hanno alcun interesse in trame e quest avvicincenti, storyline degne di questo nome, profondita GDR e full immersion; le vendite non toccano le stelle, ma non vanno neanche male, rendendo di fatto Aion adeguato al compito che NC-Soft si era preposta: riempire le casse svuotate da Tabula Rasa e riconquistare parte degli sponsor disillusi.
Se cercate un giochino che vi faccia esclamare “Wow, che fico!” a prima vista e che sia di facile approccio senza troppi sbattimenti (escluso il farming pesante, ovviamente), Aion fa per voi; se invece siete amanti di saghe più profonde e psicologiche, dotate di un certo spessore e di contenuti qualitativi.. beh, c’è molto di meglio in giro gratuitamente, visto che Aion ha una licenza di oltre 40 euro più la solita fee mensile di circa 15 euro.
Richard Garriot’s Tabula Rasa
Il titolo di NC-Soft, pubblicato dopo anni di sviluppo e di pre-marketing nel 2007, è un altro di quei colossali fallimenti da milioni di dollari: senza pecche particolari, appartiene a quei classici casi in cui qualcosa va storto senza che se ne sappia il motivo.
Richard Garriot, creatore di Ultima Online, aveva deciso di legare il suo nome a questo importante progetto: un MMORPG Sci-Fi ambientato in una futura invasione aliena, full-immersion e dai modesti requisiti grafici; le analisi postume del tracollo di utenza dalla Beta-Pre Order all’Official Relase sembrano dare pareri molto cinici ma realisti. Lo stesso sistema di sviluppo del personaggio, basato su dei “saves” automatici ogni 20 livelli che permettevano il respect delle skill (riscegliere le abilità daccapo), sembra sia stata la vera causa del tracollo: i 50 livelli del cap (limite) sono rapidi da raggiungere e molti prodotti che usano lo stesso leveling basano la propria longevità sul restart con nuovi personaggi di volta in volta; con Tabula Rasa, grazie a questo sistema, non era necessario ricominciare con un nuovo avatar se si volevano testare altre caratteristiche abilità, ma bastava recuperare il “save” della soglia precedente (20 e 40).
Con una licenza per l’acquisto del costo di 49 euro e con una fee di circa 15 euro al mese, Tabula Rasa non è riuscito ad imporsi in nessun modo sul panorama MMO: NC-Soft ci ha messo poco più di 6 mesi dopo l’apertura per annunnciare la sua altrettanto definitiva chiusura, ad un anno di distanza, con la sospensione del pagamento mensile per quanti erano già registrati. Uno smacco tanto per la softwarehouse tanto per gli utenti che hanno comprato e si sono visti taglitati fuori.








