E’ sicuramente di origine dolora il disastro ambientale che ha colpito il Lambro e successivamente invaso per buona parte il Po. Gli ottomila metri cubi di idrocarburi, che hanno compromesso irrimediabilmente le acque del fiume, sono stati riversati da dei sabotatori, che senza troppe difficoltà hanno manomesso le cisterne dell’ex raffineria di Villasanta.
Il liquame nero è stato rimosso, la protezione civile è intervenuta con dighe e sbarramenti, ma non è stato possibile bloccare del tutto gli scarichi tossici che si sono riversarti nel Po e che, purtroppo, anche se in misura notevolmente minore, sono arrivati anche al Delta del mar Adriatico.
Indagini dunque aperte per comprendere chi abbia commesso questo gesto assurdo. Attualmente il titolare dell’ex raffineria è uno dei maggiori indagati. Si parla di omissioni nella sicurezza, anche se da controlli effettuati le cisterne risultano in regola con le direttive europee. Quel che è certo è che il deposito era in cattive acque da un po’ di tempo, e nell’aria c’era un progetto per riqualificare l’area di ben mezzo miliardo di euro. Tra gli eventuali beneficiari proprio lo stesso Tagliabue, titolare dell’ex raffineria.
Resta il fatto che un intero fiume è stato danneggiato e gli effetti di questo disastro totale si vedranno col tempo, nonostante si siano stanziati fiori di quattrini per ripulirlo interamente dal petrolio riversato nelle sue acque.








