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	<title>Profanatore.com &#187; Distribuzioni Linux</title>
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	<description>Blog che tratta di Geek</description>
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		<title>Linux Ubuntu: nuova distribuzione disponibile a breve.</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 21:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
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		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>

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		<description><![CDATA[Linux sa generare sempre molta attesa per i suoi prodotti a tutt’oggi di nicchia,

perché sa coccolare ed ascoltare i suoi clienti come nessun altro tipo di sistema operativo è in grado di fare. Si tratta anzi di un rapporto di collaborazione spesso attivo, in cui non vi sono dipendenti o acquirenti, ma solo programmatori e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Linux </strong>sa generare sempre molta attesa per i suoi prodotti a tutt’oggi di nicchia,</p>
<p><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/linux-ubuntu-canonical.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-4625" title="linux ubuntu canonical" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/linux-ubuntu-canonical-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a></p>
<p>perché sa coccolare ed ascoltare i suoi clienti come nessun altro tipo di sistema operativo è in grado di fare.<span id="more-4617"></span> Si tratta anzi di un rapporto di collaborazione spesso attivo, in cui non vi sono dipendenti o acquirenti, ma solo programmatori e navigatori più o meno esperti nell’indicare <strong>bugs</strong>, problemi e soluzioni agli altri membri della comunità mondiale Linux. Se avete mai visitato un forum di utenti del sistema operativo del Pinguino, avrete quasi la sensazione di essere in un social network più ancora che non un forum o una community di consigli tecnici ed informatici. Ed è per questo che gli esperti e i guru dell’informatica sono in attesa della prossima distribuzione di <strong>Linux Ubuntu</strong>, la versione 10.04, chiamata informalmente <strong>Lucid Lynx</strong>. E oggi, a neanche un mese di tempo dalla pubblicazione della nuova versione del sistema operativo più dinamico ed innovativo oggi in circolazione, possiamo già trovare disponibile online una beta version del futuro sistema operativo. La grafica sembra davvero accattivante sulle prime, e pare che vi siano anche numerose migliorie nelle sue caratteristiche <strong>user friendly</strong>. Non ci resta dunque che sperare ed attendere il successo della nuova versione di Linux, distribuito dalla inarrestabile <strong>Canonical</strong>.</p>
<p><a href="http:// www.profanatore.com/apparmor-linux-security-module/">Application per Linux</a></p>
<p><a href="http://www.profanatore.com/antivir-ubuntu-linux/">Antivirus per Linux</a></p>
<p><a href="http://www.ubuntu-it.org/">Linux ubuntu</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Monit Ubuntu Linux</title>
		<link>http://www.profanatore.com/monit-ubuntu-linux/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/monit-ubuntu-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 10:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Utility]]></category>
		<category><![CDATA[server]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
Monit è una applicazione utile a  monitorare lo stato di file, directory, processi e periferiche. È in  grado di intraprendere particolari misure di manutenzione nel caso in  cui riscontri particolari anomalie.

Installazione
Il programma è presente nel componente universe dei repository ufficiali. Una volta abilitato tale componente è sufficiente installare il pacchetto monit.

Configurazione
Per configurare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-0709789a9dbda3ec05a69205ed3e5500fc93244f" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Monit</strong> è una applicazione utile a  monitorare lo stato di file, directory, processi e periferiche. È in  grado di intraprendere particolari misure di manutenzione nel caso in  cui riscontri particolari anomalie.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/02/dos_box_logo-291x300.png" alt="" width="291" height="300" /></p>
<h1 id="head-5a88ee6e6c7f8e9121482687defd63f277dac684" style="text-align: center;">Installazione</h1>
<p style="text-align: center;">Il programma è presente nel componente <a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>universe</strong> </a>dei repository ufficiali. Una volta abilitato tale componente è sufficiente installare il pacchetto <em>monit</em>.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-dc50894d74f0671854cfd503215202bac7c13d7f" style="text-align: center;">Configurazione</h1>
<p style="text-align: center;">Per configurare l&#8217;applicazione è  sufficiente modificare con un editor di testo con i privilegi  di amministrazione il file di configurazione <tt>/etc/monit/monitrc</tt>.</p>
<p style="text-align: center;">Prima di tutto è necessario  specificare quali server  di posta verranno utilizzati per l&#8217;invio dei messaggi di notifica. È  possibile aggiungere diversi server di posta con le relative porte.  Supponendo di voler utilizzare per l&#8217;invio della posta i server <tt>mx1.example.com</tt> con porta standard 25 e <tt>mx2.example.com</tt>, con porta 10025, occorre  aggiungere al file di configurazione la seguente direttiva:</p>
<pre style="text-align: center;">set mailserver mx1.example.com,
               mx2.example.com port 10025
</pre>
<p style="text-align: center;">Specificare poi l&#8217;indirizzo mittente da cui  l&#8217;applicazione invierà la posta, ad esempio <tt>monit@example.com</tt>:</p>
<pre style="text-align: center;">set mail-format { from: monit@example.com }
</pre>
<p style="text-align: center;">Specificare l&#8217;indirizzo a cui le mail di notifica  dovranno essere consegnate (es. <tt>sysadmin@example.com</tt>)</p>
<pre style="text-align: center;">set alert sysadmin@example.com
</pre>
<p style="text-align: center;">Abilitare il server web interno per accedere  all&#8217;interfaccia di amministrazione. È possibile specificare a quali  indirizzi consentire l&#8217;accesso (es. <tt>localhost</tt>)  e quali utenti, con le relative password. Nell&#8217;esempio che segue verrà  configurato un singolo accesso di amministrazione per l&#8217;utente «admin»  con password «monit»:</p>
<pre style="text-align: center;">set httpd port 2812 and
     use address localhost  # accetta connessioni solo da localhost
     allow localhost        # permette la visualizzazione solo se la richiesta proviene da localhost
     allow admin:monit      # utente admin con password monit
</pre>
<p style="text-align: center;">Una configurazione più sicura prevede l&#8217;utilizzo di SSL.  Per far ciò è necessario generare un certificato <strong>x509</strong> valido. Supponendo che questo sia contenuto, insieme alla relativa  chiave privata, nel file <tt>/var/certs/monit.pem</tt> occorre aggiungere una direttiva del seguente tipo:</p>
<pre style="text-align: center;">set httpd port 2812 and
     SSL ENABLE
     PEMFILE  /var/certs/monit.pem
     allow admin:monit
</pre>
<p style="text-align: center;">Qualora si vogliano monitorare le risorse utilizzate dal  sistema, è possibile aggiungere una regola che avvisi l&#8217;amministratore  nel caso in cui alcune soglie vengano superate. Quello che segue è un  esempio generico:</p>
<pre style="text-align: center;">check system server.example.com
    if loadavg (1min) &gt; 4 then alert
    if loadavg (5min) &gt; 2 then alert
    if memory usage &gt; 75% then alert
    if cpu usage (user) &gt; 70% then alert
    if cpu usage (system) &gt; 30% then alert
    if cpu usage (wait) &gt; 20% then alert
</pre>
<p style="text-align: center;">Se si desidera invece monitare i permessi e il  proprietario di una particolare cartella di sistema è utile aggiungere  una regola simile alla seguente:</p>
<pre style="text-align: center;">check directory bin with path /bin
    if failed permission 755 then unmonitor
    if failed uid 0 then unmonitor
    if failed gid 0 then unmonitor
</pre>
<p style="text-align: center;">Per monitare un servizio di sismtema è utile aggiungere  una direttiva simile alla seguente:</p>
<pre style="text-align: center;">check process slapd with pidfile /var/run/slapd/slapd.pid
   start program = "/etc/init.d/slapd start"
   stop program = "/etc/init.d/slapd stop"
   if failed host 192.168.1.1 port 389 protocol ldap3 then restart
   if 5 restarts within 5 cycles then timeout
</pre>
<p style="text-align: center;">Nella configurazione dell&#8217;esempio sopra citato, qualora  il server <a href="http://www.profanatore.com/category/server/"><strong>ldap</strong> </a>risultasse non disponibile, <strong>monit</strong> provvederà a riavviarlo.</p>
<p style="text-align: center;">Per monitare  un PC remoto su cui gira una istanza di MySql, è utile  aggiungere una direttiva simile alla seguente:</p>
<pre style="text-align: center;">check host myserver with address 192.168.1.1
    if failed icmp type echo count 3 with timeout 3 seconds then alert
    if failed port 3306 protocol mysql with timeout 15 seconds then alert
</pre>
<p style="text-align: center;">Le diciture «myserver» e «192.168.1.1» vanno sostituite  con gli indirizzi adatti ai propri scopi.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-43ee11005752727945f8a713a6d691392a6a6a77" style="text-align: center;">Avvio del  servizio</h1>
<p style="text-align: center;">Aprire il file <tt>/etc/defautl/monit</tt> con un editor di testo con i privilegi  di amministrazione, dunque modificare la variabile «startup» come  nell&#8217;esempio seguente:</p>
<pre style="text-align: center;">startup=1
</pre>
<p style="text-align: center;">Infine avviare il servizio con il seguente comando in  una finestra di terminale:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo /etc/init.d/monit start
</pre>
<p style="text-align: center;">L&#8217;interfaccia amministrativa di <strong>monit</strong> sarà raggiungibile all&#8217;indirizzo <a href="http://localhost:2812/">http://localhost:2812</a>.</p>
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		<item>
		<title>Certificati X.509: guida ai certificati X.509.</title>
		<link>http://www.profanatore.com/certificati-x-509-guida-ai-certificati-x-509/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/certificati-x-509-guida-ai-certificati-x-509/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 10:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[certificati]]></category>
		<category><![CDATA[Guida]]></category>
		<category><![CDATA[X.509.]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
X.509 è uno standard ITU-T per infrastrutture  a chiave pubblica.

Il cuore del  meccanismo X.509 sono i certificati. Essi vengono  rilasciati da una autorità per  la certificazione ed hanno lo scopo di certificare l&#8217;appartenenza di  una chiave pubblica ad un particolare «Nome Distintivo» oppure ad un  «Nome Alternativo» come potrebbe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-16ff90938262de99a66e6b6222b165fba27e5782" style="text-align: left;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: left;"><strong>X.509</strong> è uno standard ITU-T per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Public_key_infrastructure">infrastrutture  a chiave pubblica</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/openswan2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3519" title="openswan2" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/openswan2.jpg" alt="" width="296" height="266" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Il cuore del  meccanismo <strong>X.509</strong> sono i certificati. Essi vengono  rilasciati da una <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Certificate_authority">autorità per  la certificazione</a> ed hanno lo scopo di certificare l&#8217;appartenenza di  una chiave pubblica ad un particolare «Nome Distintivo» oppure ad un  «Nome Alternativo» come potrebbe essere un indirizzo e-mail o un record  DNS. Una infrastruttura <strong>PKI</strong> è strutturata  gerarchicamente da più <strong>CA</strong> al cui vertice si trova una <strong>CA  root</strong> che certifica le <strong>sub-CA</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">Il certificato appartenente alla autorità viene  definito <strong>certificato root</strong>. Una violazione di tale  certificato, <em>autofirmato</em> dalla stessa autorità,  comprometterebbe l&#8217;intero sistema.</p>
<p style="text-align: left;">Esistono  diverse autorità per la certificazione universalmente riconosciute, ma  ogni azienda può crearne una propria da utilizzare privatamente al suo  interno.</p>
<p style="text-align: left;">
<h1 id="head-2497322519b87a0248c0bd6c22ec79336019b15b" style="text-align: left;">Struttura dei  certificati</h1>
<p style="text-align: left;">La struttura di un certificato  digitale X.509 v3 è la seguente:</p>
<ul style="text-align: left;">
<li>Certificato
<ul>
<li>Versione</li>
<li>Numero seriale</li>
<li>ID dell&#8217;algoritmo</li>
<li>Ente emettitore</li>
<li>Validità
<ul>
<li>Non prima</li>
<li>Non dopo</li>
</ul>
</li>
<li>Soggetto</li>
<li>Informazioni sulla chiave  pubblica del soggetto
<ul>
<li>Algoritmo  per l&#8217;utilizzo della chiave pubblica</li>
<li>Chiave  pubblica</li>
</ul>
</li>
<li>Codice  identificativo univoco dell&#8217;emittente (facoltativo)</li>
<li>Codice identificativo  univoco del soggetto (facoltativo)</li>
<li>Estensioni  (facoltativo)
<ul>
<li>&#8230;</li>
</ul>
</li>
</ul>
</li>
<li>Algoritmo  di firma del certificato</li>
<li>Firma  del certificato</li>
</ul>
<p style="text-align: left;">Il  seguente è un esempio di certificato:</p>
<p style="text-align: left;">
<pre style="text-align: left;">Certificate:
    Data:
        Version: 3 (0x2)
        Serial Number: 1 (0x1)
        Signature Algorithm: md5WithRSAEncryption
        Issuer: C=DE, ST=NRW, L=Steinfurt, O=Spenneberg.com,
CN=RootCA 2003/Email=ralf@spenneberg.net
        Validity
            Not Before: Apr 30 06:08:56 2003 GMT
            Not After : Apr 29 06:08:56 2004 GMT
        Subject: C=DE, ST=NRW, L=Steinfurt, O=Spenneberg.com,
CN=VPN-Gateway/Email=ralf@spenneberg.net
        Subject Public Key Info:
            Public Key Algorithm: rsaEncryption
            RSA Public Key: (1024 bit)
                Modulus (1024 bit):
                    00:c5:3b:9c:36:3a:19:6c:a9:f2:ba:e9:d2:ed:84:
                    33:36:48:07:b2:a3:2d:59:92:b0:86:4c:81:2c:ea:
                    5c:ed:f3:ba:eb:17:4e:b3:3a:cc:b7:5b:5d:ca:b3:
                    04:ed:fb:59:3c:c5:25:3e:f3:ff:b0:22:10:fb:de:
                    72:0a:ee:42:4b:9a:d3:27:d3:b6:fb:e9:88:10:c8:
                    47:b7:26:4f:71:40:e4:75:c4:c0:ee:6b:87:b8:6f:
                    c9:5e:66:cf:bb:e7:ad:72:68:b8:6d:fd:8f:4c:1f:
                    3a:a2:0d:43:25:06:b9:92:e7:20:6c:86:15:a0:eb:
                    7f:f7:0b:9a:99:5d:14:88:9b
                Exponent: 65537 (0x10001)
        X509v3 extensions:
            X509v3 Basic Constraints:
                CA:FALSE
            Netscape Comment:
                OpenSSL Generated Certificate
            X509v3 Subject Key Identifier:
                CB:5C:19:9B:E6:8A:8A:FE:0E:C4:FD:5E:DF:F7:BF:3D:A8:
18:7C:08
            X509v3 Authority Key Identifier:
                keyid:01:BB:C6:33:BE:F5:9A:5E:B0:0C:5D:BD:41:E9:78:
6C:54:AD:66:8E
                DirName:/C=DE/ST=NRW/L=Steinfurt/O=Spenneberg.com/
CN=RootCA 2003/Email=ralf@spenneberg.net
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        6f:89:2b:95:af:f1:8d:4d:b7:df:e8:6d:f7:92:fb:48:8c:c4:
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</pre>
<p style="text-align: left;">
<h1 id="head-5d772dc8109a8219c22c75d17149c7d168a2f030" style="text-align: left;">Installazione  di OpenSSL</h1>
<p style="text-align: left;">Per installare <strong>OpenSSL</strong> è sufficiente installare il pacchetto <em>openssl</em> presente nei repository ufficiali.</p>
<p style="text-align: left;">
<h1 id="head-f0b53679d439c14312e0bd994831473757cf562a" style="text-align: left;">Creare una  autorità per certificati con OpenSSL</h1>
<p style="text-align: left;">Prima di cominciare è necessario  creare una cartella che conterrà tutte le informazioni relative  all&#8217;autorità che si desidera creare. Aprire una finestra di terminale e  digitare i seguenti comandi:</p>
<pre style="text-align: left;">cd
mkdir rootCA
cd rootCA
mkdir certs crl newcerts private
cd rootCA
touch index.txt
echo "00" &gt; serial
</pre>
<p style="text-align: left;">Copiare il file di configurazione <tt>/etc/ssl/openssl.cnf</tt> nella cartella corrente con il seguente comando:</p>
<pre style="text-align: left;">cp /etc/ssl/openssl.cnf .
</pre>
<p style="text-align: left;">Aprire il file appena copiato con un editor di testo e modificarlo come nel seguente esempio:</p>
<pre style="text-align: left;">[ CA_default ]
dir = . 

...

[ req_distinguished_name ]
countryName                 = Country Name (2 letter code)
countryName_default         = IT
countryName_min             = 2
countryName_max             = 2

stateOrProvinceName         = State or Province Name (full name)
stateOrProvinceName_default = Milano

localityName                = Locality Name (eg, city)
localityName_default           = Milano

0.organizationName             = Organization Name (eg, company)
0.organizationName_default     = Ubuntu Italian Community 

organizationalUnitName         = Organizational Unit Name (eg, section)
organizationalUnitName_default = Consiglio
</pre>
<div style="text-align: left;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>Le  stringhe «countryName_default», «stateOrProvinceName_default»  «0.organizationName_default» e «organizationalUnitName_defaul» possono  essere personalizzare con dei valori più appropriati</em>.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: left;">Per generare la  richiesta di certificato con la chiave privata residente in <tt>private/rootCAkey.pem</tt> è sufficiente digitare il  seguente comando:</p>
<pre style="text-align: left;">openssl req -config openssl.cnf -new -x509 -keyout private/rootCAkey.pem -out rootCAcert.pem -days 365
</pre>
<p style="text-align: left;">È possibile verificare il contenuto del certificato e  della chiave privata appena generati con i seguenti comandi:</p>
<pre style="text-align: left;">openssl x509 -in rootCAcert.pem -text
openssl rsa -in private/rootCAkey.pem -text
</pre>
<div style="text-align: left;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>Una  violazione del certificato o della chiave privata appena generati  comprometterebbe la sicurezza dell&#8217;intera infrastruttura</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: left;">
<h1 id="head-3aba2ebd712d783b9d85048b101f4e8f3791d993" style="text-align: left;">Creazione dei  certificati degli utenti</h1>
<p style="text-align: left;">Creare una cartella per  contenere i certificati degli utenti con il seguente comando in una  finestra di terminale:</p>
<pre style="text-align: left;">mkdir utenti
cd utenti
</pre>
<p style="text-align: left;">Generare la richiesta di certificato per ogni singolo  utente con il seguente comando:</p>
<pre style="text-align: left;">openssl req -config ../openssl.cnf  -new -keyout utentekey.pem -out utentereq.pem
</pre>
<p style="text-align: left;">Infine, non resta che firmare la richiesta con la chiave  privata dell&#8217;authority. Digitare il seguente comando:</p>
<pre style="text-align: left;">cd ..
openssl ca -config openssl.cnf -policy policy_anything -cert rootCAcert.pem -keyfile private/rootCAkey.pem -out utenti/utentecert.pem -infiles utenti/utentereq.pem
</pre>
<table style="text-align: left;">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>I  comandi sopra citati vanno adattati alle proprie esigenze</em>.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.profanatore.com/certificati-x-509-guida-ai-certificati-x-509/feed/</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>AntiVir Ubuntu Linux</title>
		<link>http://www.profanatore.com/antivir-ubuntu-linux/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/antivir-ubuntu-linux/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 13:05:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Utility]]></category>
		<category><![CDATA[antivir]]></category>
		<category><![CDATA[distro]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.profanatore.com/?p=3352</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione
Avira Antivir Personal Edition Classic è un software antivirus concesso sotto licenza freeware dalla casa  produttrice Avira GmbH.


Offre  il supporto in tempo reale per programmi e file. In caso di infezione è  possibile effettuare quarantena, disinfezione o rimozione.
Offre il supporto continuo a nuovi aggiornamenti che  vengono identificati e installati automaticamente.
Consente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-5fb081a50b91dc79053c4c78c6063f8dc925d6e6" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;"><strong>Avira Antivir Personal <a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/">Edition </a>Classic</strong> è un software antivirus concesso sotto licenza freeware dalla casa  produttrice <strong>Avira GmbH</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/avira-276x300.jpg"><img class="size-full wp-image-3353  aligncenter" title="avira-276x300" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/avira-276x300.jpg" alt="" width="276" height="300" /></a></p>
<ul style="text-align: center;">
<li>Offre  il supporto in tempo reale per programmi e file. In caso di infezione è  possibile effettuare quarantena, disinfezione o rimozione.</li>
<li>Offre il supporto continuo a nuovi aggiornamenti che  vengono identificati e installati automaticamente.</li>
<li>Consente di programmare le scansioni del computer a date o  intervalli prestabiliti.</li>
<li>La versione  gratuita del software è utilizzabile solamente su un sistema ad uso  personale.</li>
<li>Il  programma è scritto in Java quindi è  possibile utilizzarlo indifferentemente su qualsiasi distribuzione  (caratteristica che va a discapito delle prestazioni del sistema).</li>
</ul>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>In  questa guida si è scelto di non attivare il supporto di scansione in  tempo reale.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-adfa3cbb9390013879f579fd23045812c1f996fd" style="text-align: center;">Installazione</h1>
<p style="text-align: center;">Installare Java come  illustrato nella giuda contenuta nella documentazione della comunià.  Andare sul sito di <strong>Antivir</strong> e scaricare il pacchetto antivir-workstation-pers.tar.gz all’interno del quale è presente anche un’esaustiva documentazione.</p>
<ol style="text-align: center;" type="0">
<li>Acquisire i diritti di amministratore e  digitare la password di <strong>root</strong>:
<pre>sudo -s
</pre>
</li>
<li>Spostare il pacchetto  dalla directory <tt>/home</tt> alla directory opzionale  <tt>/opt</tt> e spostarsi nella stessa:
<pre>mv antivir-workstation-pers.tar.gz /opt
cd /opt
</pre>
</li>
<li>Scompattare l&#8217;archivio e  spostarsi nella directory creata:
<pre>tar zxvf antivir*
cd antivir-workstation-pers-2.1.10-15
</pre>
</li>
<li>Lanciare l&#8217;installazione  (ovviamente a nome_utente sostituire il nome utente in questione):
<pre>chmod a+rwx install
chown nome_utente install
./install
</pre>
</li>
</ol>
<p style="text-align: center;">A questo punto ha inizio l’installazione del programma.  Viene chiesto di prendere visione della licenza. Se si vuole saltare  questo passaggio è suffciente premeteil tasto «<strong>q</strong>».<br />
Di seguito vengono riportate  le domande poste e le risposte che permettono un&#8217;installazione standard  (ovviamente è possibile modificarle in base alle proprie esigenze):</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">Do you agree to the license terms? [n] y
Enter the path to your key file: [hbedv.key] premere INVIO
Would you like to install the internet update daemon? [n] y
Would you like to create a link in /usr/sbin for avupdater ? [y] premere INVIO
Would you like the internet update daemon to start automatically? [y] premere INVIO
</pre>
<p style="text-align: center;">Un discorso a parte merita il suguente punto:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">How should AvGuard be installed? [n] premere INVIO
</pre>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em><strong>Avguard</strong> è una funzionalità che permette di scansionare un file nel momento  stesso in cui si effettua un accesso a tale file, la funzione è anche  conosciuta col nome di <strong>real-time</strong>. Su un sistema  Microsoft Windows si tratta senza alcun dubbio di un’opzione da  abilitare mentre su un sistema Linux è ragionevole affermare che  causerebbe un inutile spreco di risorse. Se si vuole abilitare questa  opzione si deve installare manualmente il modulo <strong>Dazuko</strong>,  come descritto nella documentazione presente nel pacchetto.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">In questo caso non  attivare l’opzione <strong>Avguard</strong> e continuare nel processo:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">How should AvGuard be installed? [n] premere INVIO
Would you like to install the GUI (+ SMC support)? [y] premere INVIO
Would you like to configure the AntiVir updater now? [y] premere INVIO
Would you like email notification about updates? [n] premere INVIO
Would you like the updater to log to a custom file? [y] premere INVIO
What will be the log file name with absolute path (it must begin with ‘/’) ? [/var/log/avupdater.log] premere INVIO
How often should AntiVir check for updates? [2] premere INVIO
Does this machine use an HTTP proxy server? [n] premere INVIO
Save configuration settings? [y] premere INVIO
Would you like to apply the new configuration? [y] premere INVIO
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-26b857e3543a73683cea76f3f6fada813d12cc0f" style="text-align: center;">Abilitare  l&#8217;aggiornamiento automatico all&#8217;avvio del sistema</h1>
<p style="text-align: center;">Andare in <em><strong>Sistema  -&gt; Preferenze -&gt; Sessioni</strong></em><strong> </strong>,  selezionare «<strong>Nuovo</strong>», in «<strong>Nome</strong>»  inserire un nome a piacere e infine in «<strong>Comando:</strong>»  digitare «<strong>/usr/lib/AntiVir/avupdater start</strong>»</p>
<p style="text-align: center;">A questo punto bisogna inserire l&#8217;utente nel gruppo «<strong>Antivir</strong>»  andando su <em><strong>Sistema -&gt; Amministrazione -&gt; Utenti e  gruppi</strong></em><strong> </strong>, fare clic sul pulsante «<strong>Gestione  gruppi</strong>». Dalla finestra che si apre selezionare «<strong>Antivir</strong>»,  cliccare su «<strong>Proprietà</strong>» e spuntare le caselle «<strong>Root</strong>»  e «<strong>Nome utente</strong>».</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-33ae7826fe94f37166a24999928ea237be435a6c" style="text-align: center;">Integrazione  con GNOME</h1>
<p style="text-align: center;">Per comodità si può anche  aggiungere la voce nel menù. Quindi si deve andare su <em><strong>Sistema  -&gt; Preferenze -&gt; Menù Principale</strong></em><strong> </strong>,  spostarsi nella sezione «<strong>Accessori</strong>», fare clic su «<strong>Nuova  voce</strong>», in «<strong>Tipo</strong>» selezionare dal menù a  tendina «<strong>Applicazione</strong>»,  in «<strong>Nome</strong>»  inserire un nome a piacere e infine in «<strong>Comando</strong>»  digitare «<strong>/usr/lib/antivir-gui</strong>».</p>
<p style="text-align: center;">Si potrà così aprire l’antivirus dal menù <em><strong>Applicazioni  -&gt; Accessori -&gt; Antivir</strong></em>.</p>
<p style="text-align: center;">Una volta rieffettuato il  login tutto dovrebbe funzionare correttamente.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-86fd4723a4b147e7950fad305bd2de1091b03242" style="text-align: center;">Rimozione</h1>
<p style="text-align: center;">Per la rimozione bisogna  procedere manualmente:</p>
<ol style="text-align: center;" type="0">
<li>Acquisire i diritti di amministratore e digitare la  password di <a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>root</strong></a>:
<pre>sudo -s
</pre>
</li>
<li>Rimuovere la directory  di installazione:
<pre>rm -r /usr/lib/AntiVir
</pre>
</li>
<li>Rimuovere i file di  configurazione:
<pre>rm /etc/avupdater.conf
rm /etc/avguard.conf
</pre>
</li>
<li>Rimuovere i link in <tt>/usr/bin</tt>:
<pre>rm /usr/bin/antivir
rm /usr/bin/antivir-gui
</pre>
</li>
<li>Trovare i link in <tt>/usr/sbin</tt> e <tt>/etc/init.d</tt> per <strong>Avguard</strong> e rimuoverli:
<pre>find /etc/init.d /usr/sbin -name "*avguard"
rm /etc/init.d/avguard
rm /usr/sbin/avguard
</pre>
<div>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>L&#8217;operazione  al punto 5 non è necessaria in quanto in questa guida non è stato  installato Avguard.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</li>
<li>Trovare i link in <tt>/usr/sbin</tt> e <tt>/etc/init.d</tt> per il demone di aggiornamento e  rimuoverlo:
<pre>find /etc/init.d /usr/sbin -name "*avupdater"
rm /etc/init.d/avupdater
rm /usr/sbin/avupdater
</pre>
</li>
</ol>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Malware Ubuntu</title>
		<link>http://www.profanatore.com/malware-ubuntu/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/malware-ubuntu/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:59:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[distro]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Malware]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.profanatore.com/?p=3347</guid>
		<description><![CDATA[Introduzione
La presente guida intende offrire una panoramica delle  questioni legate al malware su GNU/Linux ed orientare l&#8217;utente sulla  utilità o meno di installare un antivirus sul proprio sistema.

Tipi di  malware

Virus: è  un programma malevolo che usa un altro programma come veicolo di  diffusione e replicazione, esattamente come fanno i virus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-ea752fbf5ff162f5e4b0aa2caec2764e54531587" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;">La presente guida intende offrire una panoramica delle  questioni legate al malware su <a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/">GNU/Linux</a> ed orientare l&#8217;utente sulla  utilità o meno di installare un <a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/">antivirus </a>sul proprio sistema.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/bitdefender_by_manitaaan.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3349" title="bitdefender_by_manitaaan" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/bitdefender_by_manitaaan.png" alt="" width="256" height="256" /></a></p>
<h1 id="head-0481332ec8f1c68b7277e70266bb23c59d91cf5b" style="text-align: center;">Tipi di  malware</h1>
<ul style="text-align: center;">
<li><strong>Virus</strong>: è  un programma malevolo che usa un altro programma come veicolo di  diffusione e replicazione, esattamente come fanno i virus biologici che  usano le cellule per riprodursi. Un virus ha quindi bisogno di un altro  programma da infettare.</li>
<li><strong>Trojan</strong>: (cavallo di Troia) è un  programma che fa credere all&#8217;utente di essere utile, mascherandosi da  qualcos&#8217;altro. Ad esempio alcuni trojan appaiono inizialmente come dei  codec per la riproduzione di contenuti multimediali.</li>
<li><strong>Worm</strong>: (verme) è un  programma malevolo che può riprodursi senza bisogno di farsi veicolare  da un altro programma.</li>
<li><strong>Toolkit/Rootkit</strong>: può essere malevolo o  no. Con lo stesso termine infatti si indicano sia programmi utili (come  le librerie GTK) sia programmi malevoli. In questo secondo caso ci si  riferisce a librerie che vanno a sostituirsi o affiancarsi a quelle di  sistema o di programmi per procurare danni, nascondendosi in modo da  sfuggire all&#8217;attenzione dell&#8217;utente. Quando un toolkit coinvolge il  kernel del sistema operativo (ad esempio come finto driver), si parla di  rootkit. Di norma l&#8217;uso di questo malware è quello di installare un  backdoor attraverso cui l&#8217;attaccante può entrare nel sistema colpito e  prelevarne i dati o addirittura prenderne il controllo.</li>
<li><strong>Wabbit</strong>: è un programma  malevolo che non usa i servizi di rete o altri file o programmi per  riprodursi. Un esempio sono le <strong>fork bomb</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<ul style="text-align: center;">
<li>Altri tipi di malware: altri tipi di malware si  distinguono più per lo scopo che per le modalità di azione e diffusione,  di solito riconducibili alle categoria precedenti. Tra questi ci sono <strong>spyware</strong> (codice spia), gli <strong>adware</strong> (pubblicità indesiderate che  compaiono sulla <strong>Scrivania</strong>) e i <strong>keylogger</strong>,  programmi che registrano l&#8217;attività dell&#8217;utente soprattutto al fine di  scoprire le password e i numeri di carta di credito digitati. Inoltre la  diffusione di formati di file che possono contenere codice anche se non  sono programmi veri e propri (ad esempio i formati documenti che  possono contenere macro o le pagine web che possono contenere  javascript) ha portato alla nascita di <strong>macrovirus</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-420498df30eca65920faae8e91a9ae0911e6bc85" style="text-align: center;">Come  avvengono le infezioni</h1>
<p style="text-align: center;">Non è  sufficiente che il malware entri a contatto con il sistema per avviarsi,  ma è necessario che entri in esecuzione. In base a questa banale  considerazione molti antivirus mettono i file infetti in quarantena,  ossia in una cartella controllata dove non possono più agire.<br />
Quando il malware entra in  contatto con il sistema deve presentarsi uno dei seguenti casi affinché  esso possa entrare in esecuzione:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>un&#8217;azione  volontaria dell&#8217;utente mette in esecuzione il malware, questo è il caso  dei trojan e di molti worm;</li>
<li>il  malware entra in esecuzione anche in mancanza di una azione volontaria,  in tal caso è stata sfruttata una vulnerabilità.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">Una vulnerabilità è una falla di un programma che  produce un comportamento non previsto dal programmatore o considerato (a  torto) non pericoloso.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-ffba79fc3f2856392c6a9f00467c53ad190828d0" style="text-align: center;">I permessi</h1>
<p style="text-align: center;">I sistemi  operativi di tipo Unix hanno una rigida e complessa gestione dei  permessi. Ogni utente, e quindi ogni programmi eseguito da tale utente,  può fare con un file solo ciò che è consentito in base ai permessi che  egli possiede. Si consulti la guida del comando sudo per approfondire la  logica dei permessi.  Questo  implica alcune conseguenze:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>i  programmi utente sono separati da quelli di amministrazione;</li>
<li>i  programmi utente possono agire solo sulla <strong>Home</strong> di  quell&#8217;utente, non sui file di amministratore né su quelli di altri  utenti;</li>
<li>i  programmi per essere eseguiti devono avere lo speciale attributo di  eseguibili.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">In base a  ciò, un malware che agisce a livello utente non può creare danni al  sistema, ma può al limite cancellare o infettare solo i file  appartenenti a quel determinato utente.<br />
Di norma nessun sistema di  tipo Unix installa i programmi (neppure i programmi utente) nella  directory <strong>Home</strong> dell&#8217;utente. Ciò, unito alla suddetta  gestione dei permessi, mette al riparo il sistema dall&#8217;infezione da  parte dei tradizionali virus che non trovano eseguibili a cui  &#8220;attaccarsi&#8221;. I worm non possono agire perché per farlo devono avere i  permessi di esecuzione. I rootkit non possono installarsi autonomamente  in quanto caricare un modulo/driver nel kernel richiede i permessi di  amministrazione, a meno di vulnerabilità del sistema. Infatti una  vulnerabilità grave può permettere al malware di superare tali  restrizioni e acquisire i permessi di amministratore.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-f1a6e92520e5c885626d767464cd662208a2f627" style="text-align: center;">Vantaggi del  software libero/open source</h1>
<p style="text-align: center;">Un software  libero/open source, e quindi GNU/Linux, ha la caratteristica di avere il  codice sorgente liberamente consultabile e modificabile. Questo  apparentemente potrebbe rendere meno sicuro il sistema. In teoria, se  tutti conoscono il codice sorgente, chiunque può scoprirne le  vulnerabilità e quindi sfruttarle con fini fraudolenti.<br />
Nella pratica, però, si  realizza l&#8217;esatto opposto: proprio perché tutti possono scoprire  facilmente le vulnerabilità, esse possono venire tempestivamente  corrette. Molte vulnerabilità vengono infatti corrette ancora prima che  possano essere sfruttate a danno del sistema.</p>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>Per  i motivi esposti navigare sul Web con un browser open source è più sicuro che navigare con uno proprietario e usare una  suite per l&#8217;ufficio open source è più sicuro che usarne una proprietaria</em>.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-e627bce93b24205c389b7d0d4d643371ee12bd9e" style="text-align: center;">Prevenzione</h1>
<p style="text-align: center;">Sono stati  adottati vari meccanismi preventivi per rafforzare la sicurezza del  sistema come:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>L&#8217;uso di chiavi di autenticazione per il software e i repository che  assicurano la provenienza originale e sicura degli stessi;</li>
<li>La  necessità, quando si esegue un programma nella directory corrente, di  anteporre il suo percorso <tt>./</tt> in modo tale che  un programma che abbia lo stesso nome di un comando comunemente usato,  non possa essere per sbaglio eseguito al posto di tale comando (questa  semplice precauzione ha stroncato la diffusione di worm come <strong>ls</strong>);</li>
<li>Ulteriori rafforzamenti del meccanismo dei permessi come  SELinux (sviluppato dalle forze armate statunitensi) e AppArmor (sviluppato da Novell e presente in <strong>Ubuntu</strong>): tali  sistemi creano i cosiddetti &#8220;contesti&#8221;: ad esempio una pagina in formato  <tt>.html</tt> creata nella <strong>Home</strong> dell&#8217;utente, anche se trasferita nella directory di <strong>Apache</strong> <tt>/var/www</tt> non funzionerà in quanto nata in un  contesto differente; un programma presente nella directory utente non  verrà eseguito se trasferito in una directory di sistema come <tt>/usr/bin/</tt>.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-e75bd1bcd16c2aa370b6ccba1b3e066cb79821cb" style="text-align: center;">Malware nei  sistemi Unix</h1>
<p style="text-align: center;">Per  comprendere quanto i sistemi Unix siano sicuri è utile consultare alcune  fonti:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>uno dei programmi più  noti, apprezzati e premiati nella lotta al malware è RootkitHunter.  Nel sito ufficiale del progetto, vengono elencati solo una decina di malware (sia rootkit  che worm) in oltre 10 anni di sviluppo del programma. Alcuni di questi  sono worm ormai desueti come il citato ls, altri sono rootkit solo per  alcuni sistemi Unix che quindi non coinvolgono gli altri sistemi della  stessa famiglia (ad esempio un malware per Solaris non può agire su  GNU/Linux o *BSD), altri ancora si riferiscono a determinate versioni  del kernel di tali sistemi (infatti una volta corretta la vulnerabilità  il malware è diventato innocuo). Sfogliando il changelog del programma si  nota che i malware aggiunti annualmente per i sistemi Unix supportati  dal programma sono dell&#8217;ordine di qualche unità;</li>
<li>la pagina sui virus per  Linux nella documentazione internazionale di <strong>Ubuntu</strong>,  nella quale si illustrano i pochi malware conosciuti per Linux, la  maggior parte dei quali nei fatti risulta innocua (perché, per esempio,  necessità dei permessi di amministratore).</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">Nella realtà il concetto di virus è praticamente  sconosciuto nei sistemi di tipo Unix essendo i pochi finora scoperti non  in grado di diffondersi efficacemente, perché necessiterebbero di  entrare fraudolentemente in possesso dei permessi di amministratore.</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>
<div>
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>E&#8217;  interessante sapere che <a href="http://www.openbsd.org/">OpenBSD</a>,  un sistema di tipo Unix, ha avuto solo due falle di sicurezza remote in  10 anni di sviluppo.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-d368dd520736005ef23928f2decc052d36cab724" style="text-align: center;">Virus di  Windows</h1>
<p style="text-align: center;">I virus di  Windows sono programmi scritti per un altro sistema operativo.  Normalmente non possono agire su GNU/Linux (si consulti la sezione  seguente per conoscere le eccezioni a tale regola). Pertanto non ci  si deve preoccupare se un file infetto viene a contatto con il sistema.  Anche aprire i file <tt>.doc</tt> non è pericoloso  perché OpenOffice non soffre delle stesse vulnerabilità dei concorrenti programmi  proprietari.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-5526d7d3cd0ed943699468d5a23820fd5ab970df" style="text-align: center;">Antivirus su  GNU/Linux</h1>
<p style="text-align: center;">Per quanto  detto finora, di norma non vi è alcun bisogno di antivirus su un sistema  GNU/Linux. Infatti gli antivirus per GNU/Linux sono in realtà antivirus  contro il malware di Windows. Tuttavia in alcune situazioni un  antivirus è consigliato:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>il proprio sistema è un server di posta a cui si  collegano client Windows; in tal caso per proteggere questi ultimi si  consiglia l&#8217;installazione sul server di ClamAv;</li>
<li>si condividono e  scambiano file con utenti Windows e si vuole essere cortesi e non  procurare infezioni a tali utenti; l&#8217;alternativa è utilizzare formati di  scambio dati che non possano trasportare malware o che abbiano un  rischio ridotto;</li>
<li>si condividono con utenti Windows dei file tramite <strong>Samba</strong>,  ftp o altro sistema: valgono le stesse considerazioni del punto  precedente;</li>
<li>si ha  il dual-boot sul sistema ma non un antivirus su Windows, l&#8217;antivirus è  scaduto o troppo datato oppure si deve usare un antivirus per ripulire  la partizione dove risiede Windows senza avviarlo; in ogni caso è  preferibile aggiornare l&#8217;antivirus di Windows;</li>
<li>si usa spesso Wine e programmi per  Windows. <strong>Wine</strong> può infatti eseguire alcuni virus che  possono potenzialmente danneggiare lo stesso <strong>Wine</strong> e la  propria cartella <strong>Home</strong>.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-1d5b98509f87307523408cb6d0f3e3c4e111d0e0" style="text-align: center;">Precauzioni  da parte dell&#8217;utente</h1>
<p style="text-align: center;">La sicurezza  di un sistema dipende non solo dalla robustezza dello stesso, ma dai  comportamenti dell&#8217;utente. Nessun sistema è sicuro se l&#8217;utente compie  azioni che lo mettono a rischio. Ecco alcuni utili consigli:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>non installare programmi né dare permessi di esecuzione  ad un file o eseguirlo tramite il comando: <tt>sh</tt> se non si è certi della sua  provenienza e affidabilità;</li>
<li>preferire i repository che  possiedano una chiave di autenticazione GPG;</li>
<li>se disponibile, controllare che  l&#8217;md5sum corrisponda a quello dichiarato sul sito del programma o file  che si è scaricato;</li>
<li>navigare  preferibilmente con un browser open source aggiornato all&#8217;ultima  versione disponibile, usare preferibilmente programmi open source e  nativi per il sistema, anch&#8217;essi aggiornati;</li>
<li>evitare di usare <strong>Internet  Explorer</strong> con <strong>Wine</strong> tramite <a href="http://wiki.ubuntu-it.org/InternetRete/Navigazione/Ies4Linux">Ies4Linux</a> a meno che non sia assolutamente necessario per verificare il  funzionamento di proprie pagine web; in tal caso comunque preferire la  visualizzazione di pagine locali, oppure usare il servizio IE NetRender;</li>
<li>non  eseguire mai <strong>Wine</strong> come utente root: in tal caso si  lascerebbe all&#8217;eventuale malware accesso alle directory di sistema;</li>
<li>eseguire  sempre gli aggiornamenti di sicurezza del sistema operativo: in <strong>Ubuntu</strong> è possibile accettarli in maniera predefinita tramite il gestore  aggiornamenti; questa è la principale precauzione che mette al riparo  dai malware: <strong>Ubuntu</strong> e <strong>Debian</strong> hanno  infatti una gestione molto efficiente dei problemi di sicurezza;</li>
<li>non usare distribuzioni  per le quali sia scaduto il supporto di sicurezza;</li>
<li>usare cautela  quando si è in possesso dei permessi di amministratore (tramite sudo,  su, gksudo o kdesu), evitando di eseguire programmi di cui non si  conosce l&#8217;affidabilità;</li>
<li>non  entrare nel sistema come root e possibilmente non attivare affatto  l&#8217;utente root; nel caso sia necessario, evitare comunque di navigare sul  web, di scaricare posta e di usare programmi che interagiscono con la  rete. Anche se è comunque difficile essere colpiti da malware in queste  circostanze, se tutti non applicassero tale precauzione si renderebbe  più facile il compito ai cracker aprendo loro le difese del sistema;</li>
</ul>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>I  consigli riportati sopra vanno presi come tali. Ad esempio, non è  necessario affrettarsi a installare l&#8217;ultima versione disponibile di  Firefox dal sito di Mozilla: se contiene correzioni di sicurezza  significative, verrà segnalata tra gli aggiornamenti della distribuzione  in breve tempo.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-499a632e878eba28088494823b1de9abf85ef4d8" style="text-align: center;">Sicurezza e  GNU/Linux</h1>
<p style="text-align: center;">Nonostante i  sistemi GNU/Linux e in generale i sistemi di tipo Unix siano in genere  abbastanza sicuri con le impostazioni di default, in rete sono presenti  numerose guide per aumentare la sicurezza dei sistemi GNU/Linux.<br />
Ecco alcuni dei principali  motivi:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>GNU/Linux è usato in modo massiccio sui  server: questo richiede forti misure di sicurezza per evitare di  infettare client Windows o anche solo per evitare che un qualsiasi  problema di sicurezza (non necessariamente un malware) possa rendere il  sistema non disponibile anche per pochi minuti o compromettere le  informazioni in esso contenute; si pensi a proposito ai server di una  banca e ai danni economici conseguenti;</li>
<li>molti programmatori su GNU/Linux sono  specializzati nello scovare ogni vulnerabilità e correggerla; scoprire  una falla e correggerla porta immediatamente alla notorietà, spesso più  che scrivere un buon programma;</li>
<li>c&#8217;è  una generale tendenza a voler mantenere la buona fama di GNU/Linux e  dei sistemi di tipo Unix in materia di sicurezza e le aziende che  producono o supportano tali sistemi hanno quindi una attenzione  particolare a questo tema;</li>
<li>su  un sistema girano molti programmi: spesso i problemi di sicurezza sono  più legati a questi programmi che al sistema in sé, anche se GNU/Linux  offre una solida base per evitare gran parte dei problemi.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-2e244259454866fd9d19b6d6325a805fc8a21940" style="text-align: center;">Falsi miti</h1>
<p style="text-align: center;">Molti  produttori di antivirus sostengono che la crescente diffusione sui  sistemi desktop di GNU/Linux accrescerà l&#8217;insicurezza del sistema,  portando alla nascita di malware e in particolare di virus. Se si è  compreso quanto detto in precedenza, si è già in grado di rispondere  negativamente a tale affermazione: difatti le banali regole già  richiamate sono più che sufficienti a mettersi al riparo dai problemi di  sicurezza legati al malware.<br />
Inoltre ci sono  considerazioni legate all&#8217;esperienza che vanno ugualmente tenute in  considerazione:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>non è vero che GNU/Linux  non è diffuso: questo sistema è contenuto praticamente in tutti i  router e altri dispositivi di rete e pilota circa la metà dei server  Internet: un virus per GNU/Linux che fosse davvero efficace potrebbe  potenzialmente bloccare l&#8217;intero mondo industrializzato;</li>
<li>tale sistema è largamente  usato anche al di là del settore server: telefonini , mediacenter,  automobili, impianti industriali ed è molto più diffuso sui desktop di  quanto comunemente si pensi: il rilascio di driver per GNU/Linux da  parte dei principali produttori di hardware (si pensi ad Intel, Nvidia,  Ati, Hp, Samsung, Dell, etc.) ne è la conferma;</li>
<li>un altro sistema di tipo Unix ha già una  diffusione larghissima sui desktop: Mac Os X; nonostante ciò il malware  su tale sistema in sostanza è quasi inesistente e alcuni annunci  clamorosi del passato si sono rivelati eccessivi se non falsi;</li>
<li>GNU/Linux  è già uno dei bersagli preferiti da cracker per i suddetti motivi; non  c&#8217;è quindi bisogno di aspettare per verificare la sicurezza di tale  sistema;</li>
<li>molti  programmi open source sono multipiattaforma e sono diffusissimi su  sistemi chiusi, ma hanno già dimostrato i vantaggi in termini di  sicurezza rispetto alle controparti proprietarie, pur non essendo immuni  da vulnerabilità.</li>
</ul>
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		<title>Port knocking ubuntu</title>
		<link>http://www.profanatore.com/port-knocking-ubuntu/</link>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:39:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[knocking]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Port]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
Le tecniche  di Port knocking permettono di aumentare  considerevolmente la sicurezza di un server che deve garantire alcuni  servizi non permanenti attraverso IP pubblici. Se s&#8217;inviano dei  pacchetti a delle porte prestabilite sulle quali il demone è in ascolto e  nel caso la sequenza sia corretta, questi attiverà un comando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-e27abab12d3b709ccd9eb99622420a6b4a6366ca" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;">Le tecniche  di<a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/"> <strong>Port knocking</strong></a> permettono di aumentare  considerevolmente la sicurezza di un server che deve garantire alcuni  servizi non permanenti attraverso IP pubblici. Se s&#8217;inviano dei  pacchetti a delle porte prestabilite sulle quali il demone è in ascolto e  nel caso la sequenza sia corretta, questi attiverà un comando che potrà  eseguire delle regole di iptables che  apriranno le porte necessarie alla connessione. Il vantaggio è notevole  in quanto il server potrebbe rimanere sempre in <em>stealth</em> e  aprire le porte per un determinato servizio solo in caso di necessità.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/portknocking-onion-03.png"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3344" title="portknocking-onion-03" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/portknocking-onion-03-295x300.png" alt="" width="295" height="300" /></a></p>
<h1 id="head-38a1525ba8944f585668d26c7c720bef6b22ef28" style="text-align: center;">Preparativi</h1>
<p style="text-align: center;">È necessario  che il firewall iptables sia configurato e attivo.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-4292cbae5257a9dddb25da66670aafbbde9b9bb4" style="text-align: center;">Installazione</h1>
<p style="text-align: center;">Per  utilizzare le tecniche di <strong>Port knocking</strong> è necessario installare il pacchetto <em>knockd</em>, reperibile dal componente <a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>universe</strong> </a>dei repository ufficiali.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-b41c1897a7e6579c16e9cc91b38dab4b8cfef341" style="text-align: center;">Configurazione  knockd</h1>
<ol style="text-align: center;" type="0">
<li>Per fare in modo che il demone parta all&#8217;avvio del  computer modificare con un editor di testo e con i privilegi  di amministrazione il file <tt>/etc/default/knockd</tt> in questo  modo:
<pre>START_KNOCKD=1
</pre>
</li>
<li>Sempre nel medesimo file <tt>/etc/default/knockd</tt> modificare con un editor di testo e con i privilegi  di amministrazione indicando su quale interfaccia il demone dovrà  rimanere in ascolto:
<pre>KNOCKD_OPTS="-i eth0"
</pre>
</li>
</ol>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-9fafcb41f6bafab11169e03485a9f33973d1c3b3" style="text-align: center;">Configurazione  knockd.conf per l&#8217;apertura di una sola porta</h1>
<p style="text-align: center;">Modificare  con un editor  di testo e con i privilegi  di amministrazione il file <tt>/etc/knockd.conf</tt> impostandolo  come segue:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">[options]
        logfile = /var/log/knockd.log

[openSSH]
        sequence    = 7000,8000,9000
        # Questa è la sequenza delle porte sulle quali knockd rimarrà in ascolto. Di default il protocollo è TCP.
        # Quali e quante porte usare è discrezionale.

        # sequence   = 7000:udp,8000:tcp,9000:udp
        # Esempio con sequenza con porte miste udp/tcp

        seq_timeout = 30
        #Tempo di attesa massimo per completare la sequenza.

        command     = /sbin/iptables -A INPUT -s %IP% -p tcp --dport 22 -j ACCEPT
        # Quando la sequenza verrà accettata verrà inserita una regola che aprirà la porta SSH standard.

        tcpflags    = syn
        # Ulteriore filtro, sul tipo di flag del pacchetto inviato alla sequenza di porte.

[closeSSH]
        sequence    = 9000,8000,7000
        # Questa è un'altra sequenza di porte sulle quali knockd rimarrà in ascolto.

        seq_timeout = 30

        command     = /sbin/iptables -D INPUT -s %IP% -p tcp --dport 22 -j ACCEPT
        # Quando la sequenza verrà accettata verrà inserita una regola che cancellerà quella creata in precedenza.

        tcpflags    = syn
        # Ulteriore filtro, sul tipo di flag del pacchetto inviato alla sequenza di porte.
</pre>
<p style="text-align: center;">La variabile «%IP%» passa alla regola di iptables  l&#8217;indirizzo che ha effettuato la richiesta di connessione, in questo  caso verrà permessa l&#8217;apertura della porta SSH discriminando solo l&#8217;IP  validato.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-38ee40d905bdb69248e6b9a102264a61a4974e01" style="text-align: center;">Configurazione  per l&#8217;apertura di una sola porta, per soli esperti</h1>
<p style="text-align: center;">Un&#8217;altra  possibilità per usare il demone knockd, utilizzabile <strong>SOLO se il  firewall sul server è configurato per accettare le connessioni  &#8220;established&#8221; e &#8220;related&#8221;</strong> alla porta che si vuole aprire (es  ssh, 22) è di chiudersi subito dietro la porta appena aperta, per  evitare che, restando &#8220;aperta&#8221;, qualche malintenzionato tenti un  brute-force al servizio, lanciando uno script anzichè impostando delle  regole sul firewall.</p>
<p style="text-align: center;">Per questo  scopo il file <tt>/etc/knockd.conf </tt>può ad esempio essere  modificato, con un editor di testo e con i privilegi  di amministrazione, come segue (per spiegazioni sul significato  delle opzioni vedere la sezione precedente):</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">[options]
        logfile = /var/log/knockd.log

[openSSH]
        sequence    = 7000,8000,9000
        seq_timeout = 30
        start_command     = /etc/init.d/ssh start
        tcpflags    = syn

        cmd_timeout = 5
        stop_command     = /etc/init.d/ssh stop
        # Dopo cmd_timeout secondi, viene eseguito il comando stop_command</pre>
<p style="text-align: center;">Ricordiamo ancora che <strong>è indispensabile</strong> che il firewall sul server accetti le connessioni &#8220;related&#8221; ed  &#8220;established&#8221; altrimenti la sezione &#8220;stop_command&#8221;, appena sarà  eseguita, vi chiuderà la connessione SSH senza quindi avere possibilità  di connettervi al server!</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">root@server2:~# iptables -nL | grep ":22"

ACCEPT     tcp  --  0.0.0.0/0    0.0.0.0/0           tcp dpt:22
ACCEPT     tcp  --  0.0.0.0/0    0.0.0.0/0           tcp spt:22 dpts:513:65535 state RELATED,ESTABLISHED
ACCEPT     tcp  --  0.0.0.0/0    0.0.0.0/0           tcp spts:1024:65535 dpt:22 flags:0x17/0x02 state RELATED,ESTABLISHED
ACCEPT     udp  --  0.0.0.0/0    0.0.0.0/0           udp dpt:22 state ESTABLISHE
root@server2:~#</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-6aff5ce3b8a5ddba0ec3566b27881a09e1071094" style="text-align: center;">Configurazione  knockd.conf per l&#8217;apertura di più porte</h1>
<p style="text-align: center;">Nell&#8217;esempio  sopra esposto si è visto come aprire una sola porta. Se l&#8217;esigenza  fosse però quella di aprirne di più procedere creando più sessioni  «[openServizio]» e «[closeServizio]». Questo sistema risulta però  scomodo per ovvi motivi, per ottenere lo stesso risultato è consigliato  usare degli script.</p>
<p style="text-align: center;">Modificare con  un editor di  testo e con i privilegi  di amministrazione il file <tt>/etc/knockd.conf</tt> impostandolo  come segue:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">[options]
        logfile = /var/log/knockd.log

[open]
        sequence    = 7000,8000,9000
        seq_timeout = 30
        tcpflags    = syn
        command     = sh /etc/open_ports %IP%

[close]
        sequence    = 9000,8000,7000
        seq_timeout = 30
        tcpflags    = syn
        command     = sh /etc/close_ports %IP%
</pre>
<p style="text-align: center;">In questo caso invece di eseguire direttamente iptables  si richiamano due script passando il parametro «%IP%» alla variabile  speciale «$1».</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-08a1a720e6808f3fd56ef46c6539e9d8442997cf" style="text-align: center;">Esempio di  script open_ports</h2>
<p style="text-align: center;">Modificare  con un editor  di testo e con i privilegi  di amministrazione il file <tt>/etc/open_ports</tt> impostandolo  come segue:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">#! /bin/sh
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 22 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 21 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 631 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 5125 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 5126 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 8888 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 10000 -j ACCEPT
iptables -A INPUT -s $1 -p tcp --dport 81 -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-fe8246203422a44cb61442b4dd0bfd9b3f866d60" style="text-align: center;">Esempio di  script close_ports</h2>
<p style="text-align: center;">Modificare  con un editor  di testo e con i privilegi  di amministrazione il file <tt>/etc/close_ports</tt> impostandolo  come segue:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">#! /bin/sh
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 22 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 21 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 631 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 5125 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 5126 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 8888 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 10000 -j ACCEPT
iptables -D INPUT -s $1 -p tcp --dport 81 -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-5dc9375e6655615b9791e1d59d2279a4a3448365" style="text-align: center;">Client</h1>
<p style="text-align: center;">Di seguito  viene mostrato come configurare i client a dipendenza del sistema  operativo utilizzato.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-fce2a005a90b8f22b85a3dec5122b76db05a37f7" style="text-align: center;">Linux</h2>
<p style="text-align: center;">Scaricare i  sorgenti da questo  indirizzo all&#8217;interno della propria <strong>Home</strong> e scompattarli,  entrare nella cartella <tt>knock-0.x/src</tt> e digitare all&#8217;interno di  una finestra di terminale il seguente comando:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">gcc -o knock knock.c
</pre>
<p style="text-align: center;">Sempre da una finestra di terminale digitare il comando  per la connessione oppure seguire i passaggi per creare un alias  di connessione</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-13a61d0a580337beafe984cf5e85c39bf8966bc7" style="text-align: center;">Windows</h2>
<p style="text-align: center;">Scaricare  da questo  indirizzo e digitare all&#8217;interno di una finestra DOS  il comando  per la connessione tralasciando la prima parte «./»</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-bb397b3516f3baa6678317003e19a8f16fa786db" style="text-align: center;">OSX</h2>
<p style="text-align: center;">Consultare  la relativa  pagina.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-6c0d104ebd67c22dbe540c73fca6804c04e6496c" style="text-align: center;">Connessione</h1>
<p style="text-align: center;">Per  effettuare la connessione digitare il seguente comando all&#8217;interno di  una finestra di terminale:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">./knock -v ip_host port1 port2 port3 port...
</pre>
<p style="text-align: center;">Nel caso una porta sia configurata tramite il protocollo  UDP, usare la sintassi «port:udp»</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-895e047f5aa8affaff823d99d089feb1f2759e5a" style="text-align: center;">Connessione  usando un alias (solo linux)</h1>
<p style="text-align: center;">Creare un  alias aggiungendo la seguente riga al file .bash_aliases nella home  dell&#8217;utente e creare successivamente il file &#8220;connectServer&#8221;:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">utente@client:/home/Scrivania/# cd
utente@client:~# vi .bash_aliases</pre>
<p style="text-align: center;">Contenuto del file ~/.bash_aliases:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">alias ll='ls -l'
alias la='ls -a'
alias count='ll | wc -l'
alias SshServer='~/connectServer' # Parte da aggiungere
</pre>
<p style="text-align: center;">Contenuto del file  ~/connectServer</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;"># ip_del_server va sostiuito con l'ip o il dns name del server a cui connettersi (es: 192.168.0.2 oppure www.myserver.com)
telnet ip_del_server 7000
telnet ip_del_server 8000
telnet ip_del_server 9000

# Attesa di due secondi prima di effettuare la connessione: il server potrebbe metterci del tempo prima di avviare il demone SSH!
sleep 2

# Da abilitare se si vuole effettuare la connessione con utente root
# ssh -l root ip_del_server

ssh ip_del_server
</pre>
<p style="text-align: center;">Salvare il file connectServer e assicurarsi che sia  eseguibile:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">utente@client:~# chmod +x connectServer</pre>
<p style="text-align: center;">A questo punto per connettersi al server (dopo aver  riaperto una shell, altrimenti il nuovo alias non sarà riconosciuto)  basterà digitare quanto segue:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">utente@client:~# SshServer</pre>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IptablesPatch</title>
		<link>http://www.profanatore.com/iptablespatch/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/iptablespatch/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 20:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[distro]]></category>
		<category><![CDATA[IptablesPatch]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
È possibile applicare numerose patch a netfileter,  utili ad ampliare in modo considerevole le funzionalità di base offerte  con il kernel.





Molte  di queste modifiche sono attualmente in fase di sviluppo, è  sconsigliato applicarle sul proprio kernel predefinito.





Preparativi
Per applicare le patch al proprio  kernel sono necessari:

i  sorgenti del kernel, normalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-d12832b79ded38f1883733424bee271af993919b" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;">È possibile applicare numerose <em>patch</em> a <a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/"><strong>netfileter</strong></a>,  utili ad ampliare in modo considerevole le funzionalità di base offerte  con il kernel.</p>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><strong>Molte  di queste modifiche sono attualmente in fase di sviluppo, è  sconsigliato applicarle sul proprio kernel predefinito.</strong></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/1593271417.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3295" title="1593271417" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/1593271417-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a></p>
<h1 id="head-a94ded59bc7ebc3d5747f02a6f31470ded80a333" style="text-align: center;">Preparativi</h1>
<p style="text-align: center;">Per applicare le patch al proprio  kernel sono necessari:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>i  sorgenti del kernel, normalmente presenti nella cartella <tt>/usr/src/<a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/">linux</a></tt>;</li>
<li>i sorgenti di <strong>iptables</strong>, scaricabili  dal sito ufficiale,  che vanno ricompilati con le patch;</li>
<li>i sorgenti di <strong>patch&#8217;o'matic</strong>, di non  facilissima reperibilità sul sito ufficiale a causa della documentazione  non più aggiornata, ma fortunatamente  si possono recuperare da un  mirror italiano (ftp://ftp.lt.netfilter.org/pub/netfilter/patch-o-matic-ng/).</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-e6f02318897b625fdf6e174126e6d06470509d41" style="text-align: center;">Installazione</h1>
<p style="text-align: center;">Scaricare <strong>patch&#8217;o'matic</strong> nella propria <strong>Home</strong> con i seguenti comandi:</p>
<pre style="text-align: center;">cd
wget ftp://ftp.lt.netfilter.org/pub/netfilter/patch-o-matic-ng/patch-o-matic-ng-20040621.tar.bz2
tar -jxvf patch-o-matic-ng-20040621.tar.bz2
cd patch-o-matic-ng-20040621
</pre>
<p style="text-align: center;">A questo punto si può procedere con la procedura  standard di P-O-M:</p>
<pre style="text-align: center;">export KERNEL_DIR=/usr/src/kerneldir (Indicare la directory dove si trovano i sorgenti del kernel da patchare)
export IPTABLES_DIR=/usr/src/iptablesdir (dove sono stati scompattati i sorgenti di iptables)
./runme pending
</pre>
<p style="text-align: center;">Con queste opzioni applichiamo le patch base, mentre  usando</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">./runme base
</pre>
<p style="text-align: center;">o</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">./runme extra</pre>
<p style="text-align: center;">applicheremo le patch degli altri due gruppi  principali. Per ognuna della patch viene fornita una breve spiegazione e  chiesto se si vuole aggiungerla nel kernel. Le opzioni disponibili più  importanti, una volta che siamo nella procedura di configurazione di  P-O-M, sono <strong>T</strong> e <strong>F</strong>; T serve per fare un  test per verificare che la patch sia applicabile, F serve per forzarne  l&#8217;applicazione anche se il test fallisce. Una volta completata questa  operazione è possibile procedere alla compilazione del kernel secondo le  solite procedure. Nel menu di configurazione del kernel tutte le patch  aggiuntive sono include nella voce &#8220;NetFilter Configuration&#8221;  del menu Networking options.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-e7f0866f91a9e4b440543764c18083260904ee3e" style="text-align: center;">Patch più  interessanti</h1>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-62fa11b76e199cb2c68e12850c957e999dac1ef2" style="text-align: center;">match:  connlimit</h2>
<p style="text-align: center;">Patch  sperimentale che serve per impostare un numero massimo di connessioni  tcp da un singolo host IP o da una intera rete. Introduce il match  connlimit con le opzioni:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>&#8211;connlimit-above  (determina il numero massimo di connessioni ammissibili)</li>
<li>&#8211;connlimit-mask (imposta il  limite allargandolo ad una intera rete, che viene definita tramite i  subnet bit, ad esempio 24. Di default si limita al singolo host: 32)</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">Esempi:</p>
<p style="text-align: center;">Per limitare  l&#8217;accesso SSH a due sole connessioni per IP sorgente:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">-I INPUT -p tcp --dport 22 --syn -m connlimit --connlimit-above 2 -j DROP</pre>
<p style="text-align: center;">Per impostare massimo 16 connessioni per rete di 256  indirizzi ad un server web dietro il firewall Linux:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">-A FORWARD -d 213.215.144.242 -p tcp -m tcp --dport 80 --syn -m connlimit --connlimit-above 16 --connlimit-mask 32 -j DROP</pre>
<p style="text-align: center;">Per impostare a 250 il numero massimo di connessioni  contemporanee che possono essere fatte ad un server SMTP:</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">-A FORWARD -d 213.215.144.242 -p tcp -m tcp --dport 25 --syn -m connlimit --connlimit-above 250 --connlimit-mask 0 -j DROP</pre>
<p style="text-align: center;">Voce nel kernel .config: CONFIG_IP_NF_MATCH_CONNLIMIT  Nome modulo: ipt_connlimit</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-cc1efc19520e979ab7a6d186d1cd53cefd9d4300" style="text-align: center;">match: psd</h2>
<p style="text-align: center;">E&#8217; possibile  identificare dei Port Scan tramite il match psd con le seguenti  opzioni:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>&#8211;psd-weight-threshold Peso degli ultimi  pacchetti TCP/UDP a porte di destinazione diverse proveniente dallo  stesso host.</li>
<li>&#8211;psd-delay-threshold  Ritardo, in centesimi di secondi, per considerare pacchetti a porte  diverse come dovuti ad un port scan</li>
<li>&#8211;psd-lo-ports-weight Peso dei pacchetti destinate a  porte privilegiate (&lt;=1024)</li>
<li>&#8211;psd-hi-ports-weight  Peso dei pacchetti destinati a porte non privilegiate.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">Un esempio essenziale per aggiungere un log, che può  essere verboso, di tutti gli scan (Consigliabile aggiungerlo alla fine  della catena di INPUT, con un default DROP finale):</p>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">iptables -A INPUT -m psd -j LOG --log-prefix "PORTSCAN: "</pre>
<p style="text-align: center;">Voce nel kernel .config: CONFIG_IP_NF_MATCH_PSD Nome  modulo: ipt_psd</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Iptables Firewall Ubuntu</title>
		<link>http://www.profanatore.com/iptables-firewall-ubuntu/</link>
		<comments>http://www.profanatore.com/iptables-firewall-ubuntu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 20:04:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Firewall]]></category>
		<category><![CDATA[Iptables]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
Iptables è il firewall, da linea di  comando, installato in modo predefinito su Ubuntu. Questo howto mostrerà  brevemente come avere un firewall minimale ma robusto.

I concetti di  base
Un computer connesso ad internet  scambia continuamente dati col resto del mondo.
I dati che dal mondo esterno entrano nel nostro computer  possono essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-6121f5d89e218c89aa8573bc71170d06c440ae05" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>Iptables</strong> </a>è il firewall, da linea di  comando, installato in modo predefinito su <a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/">Ubuntu</a>. Questo howto mostrerà  brevemente come avere un firewall minimale ma robusto.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/iptables.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-3290" title="iptables" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/iptables-300x172.jpg" alt="" width="300" height="172" /></a></p>
<h1 id="head-37c04d945940e5036488d73edc636e76fb73a42b" style="text-align: center;">I concetti di  base</h1>
<p style="text-align: center;">Un computer connesso ad internet  scambia continuamente dati col resto del mondo.</p>
<p style="text-align: center;">I dati che dal mondo esterno entrano nel nostro computer  possono essere di tipo &#8220;buono&#8221;, come ad esempio una pagina di un sito  che abbiamo richiesto, un amico che ci contatta in chat o un file che  stiamo scaricando con un programma di filesharing, e di tipo &#8220;cattivo&#8221;,  come ad esempio un <em>cracker</em> che ci contatta in vari modi e a  nostra insaputa per cercare di entrare nel nostro computer.</p>
<p style="text-align: center;">Il compito del firewall è riconoscere il traffico buono  da quello cattivo, e bloccare il traffico cattivo. Per farlo, ha  bisogno che siamo noi a dirgli cosa è buono e cosa no, mediante delle  regole per fare i controlli sul traffico di dati.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Iptables</strong> raggruppa tutti i controlli  che può fare sul traffico in entrata, nella cosiddetta <em>Chain INPUT</em>,  catena di input. I controlli sul traffico in uscita sono invece  raggruppati nella <em>Chain OUTPUT</em>. La <em>Chain FORWARD</em> serve  per esempio quando il traffico di dati non è indirizzato a noi ma passa  comunque per il nostro computer.</p>
<p style="text-align: center;">Ognuna di  queste catene ha una <em>policy</em>, una politica, cioè un&#8217;azione  predefinita da eseguire quando tutti gli altri controlli della catena  hanno fallito nel riconoscere se il dato era buono o meno.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-297299458c617367bd04527dd1216134b3f29422" style="text-align: center;">Come  impostare un firewall in modo semplice e veloce</h2>
<p style="text-align: center;">Seguite la guida per Firestarter</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-f18bcbc5d6fe1648a8c3f3d1bdcf6de1fee42f27" style="text-align: center;">Cosa serve  per impostare iptables</h2>
<p style="text-align: center;">Il firewall è incluso in Ubuntu  ed è attivo all&#8217;avvio del sistema senza richiedere alcuna azione da  parte dell&#8217;utente. Anche <strong>iptables</strong> è incluso in Ubuntu, e  bisogna usarlo da riga  di comando per configurare il firewall.</p>
<p style="text-align: center;">Per usare iptables sono necessari i privilegi  di amministrazione.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-4d28bf0808ae9e3031f2e7c090694ab0460ca782" style="text-align: center;">Limitazione  di questa guida</h2>
<p style="text-align: center;">Dal momento che i comandi che  trovate in questa guida servono a modificare la configurazione del  firewall &#8220;a caldo&#8221;, senza scrivere niente in file di configurazione, ma  caricando direttamente le impostazioni in memoria, al successivo avvio  del computer la configurazione fatta non sarà più disponibile.</p>
<p style="text-align: center;">Per ovviare a questo problema si possono inserire i  comandi in uno script da lanciare all&#8217;avvio del computer.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-8c11d48662ee3962ac7b0655bda32bb67f49de03" style="text-align: center;">Mostrare la  configurazione attuale</h1>
<p style="text-align: center;">Per avere sott&#8217;occhio in ogni  momento la configurazione del firewall, è sufficiente digitare in un  terminale:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -L
</pre>
<p style="text-align: center;">Per esempio, con Ubuntu appena installato, il firewall è  sì attivo, ma non ha ancora una vera configurazione, perciò l&#8217;output  dovrebbe essere:</p>
<pre style="text-align: center;">Chain INPUT (policy ACCEPT)

target     prot opt source               destination         

Chain FORWARD (policy ACCEPT)

target     prot opt source               destination         

Chain OUTPUT (policy ACCEPT)

target     prot opt source               destination
</pre>
<p style="text-align: center;">In modo predefinito il firewall lascia passare tutto,  come indicano le scritte &#8220;<em>policy ACCEPT</em>&#8221; e l&#8217;assenza di altre  regole.</p>
<p style="text-align: center;">A volte le informazioni  mostrate non sono sufficienti; in questi casi basta aggiungere <strong>-v</strong> oppure <strong>-vv</strong> al precedente comando. Per esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -vv -L
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-90e493e73bc12b0a2ae3b8b0638f24447630c07c" style="text-align: center;">Impostare le  policy di base</h1>
<p style="text-align: center;">Per iniziare, possiamo bloccare  tutto il traffico proveniente dal mondo esterno (per poi in seguito  consentire solo il traffico che riteniamo buono), impostando una <em>policy</em> che faccia scomparire nel nulla tutti i pacchetti in entrata:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -P INPUT   DROP
</pre>
<p style="text-align: center;">In questo momento non possiamo navigare nel web, e più  in generale il nostro PC non si accorgerà di qualsiasi dato ci venga  spedito da chicchessia. Niente paura, fra qualche riga vedremo come  istruire <strong>iptables</strong> a lasciare passare il traffico a cui  siamo interessati.</p>
<p style="text-align: center;">Un&#8217;altra buona  <em>policy</em> da impostare è:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -P FORWARD   DROP
</pre>
<p style="text-align: center;">Per quanto riguarda il traffico che dal nostro PC esce  verso il mondo esterno, possiamo benissimo permetterlo senza  preoccuparci troppo; infatti, se MS Windows è succube di programmini  malefici che una volta insediatisi in un PC tentano di comunicare (dati  sensibili, attacchi informatici, eccetera) col mondo esterno, ciò in  GNU/Linux non avviene, o meglio la probabilità che avvenga è del tutto  risibile.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-5de47ec8118b6a726bd09c9525491ccf375cc11a" style="text-align: center;">Le prime  regole utili</h2>
<p style="text-align: center;">Innanzitutto dobbiamo consentire  tutto il traffico interno al nostro computer, che passa per  l&#8217;interfaccia di <em>loopback</em> &#8220;<strong>lo</strong>&#8220;. Quindi da  terminale digitiamo:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -A INPUT  -i lo -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">La seconda cosa che potremmo voler fare è navigare nel  web e più in generale lasciare entrare tutto il traffico che è stato da  noi richiesto:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -A INPUT -m state --state ESTABLISHED,RELATED -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-6d49e13467e04d18233db0d4da1e523a8ef9ab54" style="text-align: center;">Consentire  l&#8217;ingresso su porte specifiche</h2>
<p style="text-align: center;">Ci sono situazioni in cui  vogliamo permettere a un utente esterno di contattare il nostro PC e di  inviarci dati, per esempio se abbiamo installato un server  SSH, un server web o un programma che per svolgere il suo compito deve fungere anche da  server, ad esempio un programma di filesharing come aMule.</p>
<p style="text-align: center;">Il nostro server SSH usa la  porta 22 (a meno che non lo abbiamo configurato diversamente), quindi  dobbiamo dire a <strong>iptables</strong> di lasciare entrare il  traffico <em>tcp</em> sulla porta 22 (il relativo traffico di risposta  lo abbiamo già permesso prima), quindi:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -A INPUT -p tcp --dport 22 -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">In ogni momento possiamo controllare come abbiamo  configurato il firewall, come spiegato precedentemente.</p>
<p style="text-align: center;">Il server web usa la porta 80 (anche qui, a meno di  configurazioni personalizzate), quindi consentiamo tutto il traffico che  dall&#8217;esterno chiede di entrare attraverso la nostra porta 80:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -A INPUT -p tcp --dport 80 -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">Il programma di filesharing aMule deve accettare  connessioni in entrata per poter funzionare al meglio. Per impostazione  predefinita usa le porte 4662(con protocollo tcp) e 4672(con protocollo  udp), quindi le seguenti regole indicano al firewall di accettare il  traffico in ingresso su quelle due porte:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -A INPUT -p tcp --dport 4662 -j ACCEPT
sudo iptables -A INPUT -p udp --dport 4672 -j ACCEPT
</pre>
<p style="text-align: center;">Insomma, il meccanismo dovrebbe essere chiaro.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-8a17f5729bf734338a361a4222503ee4b3a0b3bb" style="text-align: center;">Risultato  finale</h2>
<p style="text-align: center;">Abbiamo così ottenuto un piccolo  firewall che lascia uscire tutti i dati dal nostro computer verso  l&#8217;esterno, e lascia entrare tutti i dati che abbiamo richiesto:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo iptables -vv -L
</pre>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">Chain INPUT (policy DROP)
 pkts bytes target     prot opt in     out     source               destination
    0     0 ACCEPT     all  --  lo     any     anywhere             anywhere
    0     0 ACCEPT     all  --  any    any     anywhere             anywhere            state RELATED,ESTABLISHED
    0     0 ACCEPT     tcp  --  any    any     anywhere             anywhere            tcp dpt:ssh
    0     0 ACCEPT     tcp  --  any    any     anywhere             anywhere            tcp dpt:www 

Chain FORWARD (policy DROP)
 pkts bytes target     prot opt in     out     source               destination         

Chain OUTPUT (policy ACCEPT)
 pkts bytes target     prot opt in     out     source               destination
</pre>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Firewall Ubuntu</title>
		<link>http://www.profanatore.com/firewall-ubuntu/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 19:57:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[Utility]]></category>
		<category><![CDATA[Firewall]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
Buona parte degli utenti che arrivano da Windows sono  abituati a dare per scontato l&#8217;utilizzo del firewall sul proprio sistema  operativo, dove lo si usa indiscriminatamente per &#8220;barricare&#8221; il  sistema e poi consentire via via l&#8217;accesso alla rete ai programmi che si  vogliono utilizzare. Questo perché c&#8217;è sempre la paura che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-ed3a9ce69206858b2a18ffc87f9511b5fd1d3f6b" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;">Buona parte degli utenti che arrivano da Windows sono  abituati a dare per scontato l&#8217;utilizzo del firewall sul proprio sistema  operativo, dove lo si usa indiscriminatamente per &#8220;barricare&#8221; il  sistema e poi consentire via via l&#8217;accesso alla rete ai programmi che si  vogliono utilizzare. Questo perché c&#8217;è sempre la paura che alcuni  servizi si attivino all&#8217;insaputa dell&#8217;utente e facciano in modo che il  proprio pc e i suoi dati sensibili possano essere esposti alla rete.</p>
<p style="text-align: center;">Nei sistemi GNU/<a href="http://www.profanatore.com/category/distribuzioni-linux/">Linux </a>il firewall ritorna ad essere lo  strumento da utilizzare nel caso l&#8217;utente decida d&#8217;installare programmi  per mettere a disposizione servizi dal suo pc verso altri pc con regole  ben precise. Per l&#8217;utilizzo desktop così come lo troviamo per  predefinito su <strong>Ubuntu</strong>, escludendo alcuni casi  specifici, si può affermare che il firewall praticamente non serva.</p>
<p style="text-align: center;">In questa guida vengono approfonditi in modo discorsivo  alcuni aspetti tecnici, in modo che anche chi non ha profonde  conoscenze tecniche possa comprendere la logica di base che porta ad una  così grande differenza fra i due sistemi a proposito di sicurezza di  rete.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/stop-linux-firewall-200X200.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3284" title="stop-linux-firewall-200X200" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/stop-linux-firewall-200X200.jpg" alt="" width="200" height="200" /></a></p>
<h1 id="head-3d6fcaf7507a4773f2e501cb001bb5c351f38ce7" style="text-align: center;">Il traffico  di rete</h1>
<p style="text-align: center;">Le principali vie del traffico di  rete sono in entrata e uscita. Più nello specifico il traffico è  costituito da:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li><strong>Connessioni in entrata</strong></li>
<li><strong>Connessioni  in uscita</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: center;">Quello  che spesso risulta essere poco chiaro è la differenza fra questi due  tipi di connessione.</p>
<p style="text-align: center;">Per chiarire  queste differenze è vivamente consigliata la lettura della guida sulle connessioni, alla fine della quale saranno chiari i concetti di  connessioni di <strong>INPUT</strong>, <strong>OUTPUT</strong> e <strong>FORWARD</strong>,  fondamentali per capire quale è il compito di un firewall all&#8217;interno  di una rete.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-22726ab4d01b1ecb7c3feda5fe8d2efb12dfb48b" style="text-align: center;">Su Ubuntu  Desktop è necessario il firewall?</h1>
<p style="text-align: center;">Gli applicativi installati in  modo predefinito nella versione Desktop di <strong>Ubuntu</strong> sono  pensati essenzialmente per consentire di uscire su internet alla ricerca  di informazioni, file o quant&#8217;altro, piuttosto che per accettare  connessioni in entrata dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: center;">I programmi  che accettano connessioni dall&#8217;esterno sono detti server. Questa  categoria comprende per fare alcuni esempi i server web che ospitano le  pagine HTML, oppure i server ssh o telnet, i quali consentono l&#8217;apertura  di una shell su di un pc remoto.<br />
Nella versione <em>Desktop</em> di <a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>Ubuntu</strong> </a>sono presenti alcuni server, ma volti  principalmente all&#8217;utilizzo delle periferiche hardware come <strong>X</strong> (grafica video), <strong>cups</strong> (stampa), <strong>sane</strong> (scanner), ecc.., di default chiusi verso connessioni esterne.</p>
<p style="text-align: center;">Chiunque desideri offrire un  servizio di rete ad utenti remoti deve necessariamente installare un  apposito programma <strong>server</strong> sul proprio pc; questo  programma si mette in ascolto su una <em>porta</em>, e tutte le  connessioni INPUT entranti si connettono a questa porta per entrare in  comunicazione con il server.</p>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>Non  è possibile connettersi da remoto ad un pc se non c&#8217;è almeno un server  in ascolto su una qualsiasi porta. Per fare un esempio banale è come  bussare ad una casa disabitata: nessuno verrà ad aprire.</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">I server  menzionati in precedenza (tipo <strong>web</strong>, <strong>ssh</strong>,  <strong>telnet</strong>..) di default non vengono installati, pertanto è  perfettamente inutile installare un firewall per regolamentare  l&#8217;accesso a porte sulle quali nessun programma è in ascolto (come avere  un poliziotto in un quartiere deserto).<br />
Anche nel caso in cui si  installi esplicitamente un programma server, come ad esempio tutti i  programmi <strong>p2p</strong> è ancora inutile utilizzare un firewall  allo scopo di chiudere le porte. Difatti questo avrebbe il solo scopo di  impedire ai server installati di accedere alla rete e compiere il loro  dovere!</p>
<p style="text-align: center;">Più avanti all&#8217;interno di questa guida verranno valutati i casi in cui il firewall  può rendersi necessario anche su di un sistema <em>desktop</em>.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-790f6fd53d96fb9db79f7f48d25c727e3af9f0c8" style="text-align: center;">Differenze  con Windows</h1>
<p style="text-align: center;">Solitamente gli utenti di <strong>Windows</strong> sono abituati ad utilizzare un firewall, questo sostanzialmente per due  motivi:</p>
<ol style="text-align: center;" type="1">
<li><strong>Windows</strong> tende ad effettuare molte operazioni all&#8217;insaputa dell&#8217;utente, e di  default ha attivi molti server in ascolto sulla rete (connessioni  INPUT). Visto che le porte di questi server sono, per ovvi motivi,  quelle più attaccate dai <em>bot</em> automatici su internet, molti  utenti cercano un minimo di sicurezza impedendo l&#8217;accesso dall&#8217;esterno  a  questi server che non è possibile &#8220;disattivare&#8221; o &#8220;disinstallare&#8221;.</li>
<li>Non solo <strong>Windows</strong> agisce  come server all&#8217;insaputa dell&#8217;utente, ma spesso si connette  automaticamente ad internet per eseguire operazioni poco chiare. Inoltre  molti virus o spyware cercano automaticamente di connettersi  all&#8217;esterno per eseguire i loro loschi compiti. Per questi motivi gli  utenti di <strong>Windows</strong> sono soliti tenere sotto controllo  anche le connessioni in uscita (OUTPUT), visto che la natura  closed-source del loro sistema operativo e la sua naturale tendenza ad  essere infettato da tutto e tutti lo rendono privo delle necessarie  garanzie di trasparenza su cui fare affidamento.</li>
</ol>
<p style="text-align: center;">Nel primo caso spesso il firewall integrato nella  maggior parte dei router è  sufficiente a bloccare il traffico in entrata.<br />
Mentre nel secondo caso per  tenere a bada le connessioni &#8220;indesiderate&#8221; in uscita, risulta più  agevole l&#8217;utilizzo di un firewall installato sul sistema operativo  stesso.</p>
<p style="text-align: center;">I vantaggi di <strong>GNU/Linux</strong> sotto questi aspetti sono piuttosto evidenti. Il sistema non effettua  alcuna operazione sospetta o nascosta all&#8217;utente e proprio per la sua  natura <em>opensource</em> (e quindi di trasparenza), eventuali  comportamenti anomali sarebbero facilmente individuabili dalla comunità  che lavora al suo sviluppo.<br />
Inoltre la sua proverbiale  immunità ai virus fa sì che le sue connessioni in uscita siano  considerate con abbondanti margini sicure.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-5c8082ccea53c4aac4ed797addf62bdacc751e35" style="text-align: center;">Connessione  tramite router</h1>
<p style="text-align: center;">Molti utenti di internet si  trovano già ad usufruire, anche inconsapevolmente, degli effetti di un  firewall.<br />
Ad esempio i <strong>router</strong> che la maggior parte degli utenti usano per connettersi tramite una  connessione ADSL, integrano nella maggior parte dei modelli un firewall  (in genere basato su Iptables,  incluso nelle distribuzioni <em>Linux-embedded</em> contenute nella  maggior parte dei <strong>router</strong>).</p>
<p style="text-align: center;">In genere di default i firewall dei router bloccano  tutte le connessioni in entrata ma permettono quelle in uscita, pertanto  interferiscono solo con il funzionamento dei programmi <em>server</em>.  La maggior parte degli utenti si rende conto di essere dietro ad un  firewall quando prova ad usare programmi <strong>p2p</strong> (come ad  esempio Amule)  e scopre che non funzionano correttamente, oppure vanno a rilento.</p>
<p style="text-align: center;">Il firewall incluso in questi dispositivi ha effetto su  tutti i pc che vi si connettono, pertanto a meno che non ci sia la  necessità di configurazioni particolari, risulta inutile configurare un  firewall diverso su ciascun dispositivo. Oltre che ridondante come  soluzione vi è il rischio di eccessive complicazioni.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-b413b82e10513cfd8c32e7797972f2e502412fec" style="text-align: center;">Firewall  sempre inutile in ambito Desktop?</h1>
<p style="text-align: center;">Innanzitutto occorre ricordare  che il firewall, ancor prima che un vero e proprio dispositivo di  sicurezza (tipo gli <em>antivirus</em>, <em>antispyware</em>&#8230;), è uno  strumento per regolare il traffico di rete.<br />
Il suo utilizzo può entrare in  gioco quando dalla propria macchina c&#8217;è la necessita di mettere  &#8220;qualcosa&#8221; a disposizione di altri pc e a seconda dei casi quando  occorrono delle regole ben precise sul &#8220;come&#8221; regolare il relativo  traffico di rete.</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>Può essere necessario  quando occorre condividere una connessione ad internet. In questo caso  saranno proprio le regole per le connessioni di FORWARD che  permetteranno ad un altro pc di sfruttare la connessione ad internet.</li>
<li>A volte si tratta di mettere a  disposizione dati o servizi dal proprio pc, ma solo verso uno o un solo  gruppo di pc presente in una rete. Le regole del firewall possono venire  incontro a queste esigenze, tuttavia vale la pena ricordare che a  seconda dei casi alcuni software offrono dei tool che possono o rendere  non necessario l&#8217;uso del firewall o comunque essere preferiti a  quest&#8217;ultimo. In questo caso Samba, software per la  condivisione di file noto anche all&#8217;utenza desktop ne è un buon  esempio.</li>
<li>In  alcune configurazioni il firewall potrebbe ancora essere utile come  strumento per ottimizzare la banda in entrata/uscita ed effettuare  quello che viene comunemente detto traffic shaping,  tuttavia questo genere di configurazioni sono solitamente molto  complesse, e fuori dalla portata dell&#8217;utente comune.</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">In definitiva i casi in cui anche in ambiente desktop  si arrivi ad utilizzare il firewall possono sussistere. È comunque  evidente come la casistica sia piuttosto ristretta.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>AppArmor Linux Security Module</title>
		<link>http://www.profanatore.com/apparmor-linux-security-module/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Mar 2010 19:51:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Computer]]></category>
		<category><![CDATA[Distribuzioni Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Ubuntu]]></category>
		<category><![CDATA[AppArmor]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>
		<category><![CDATA[Module]]></category>
		<category><![CDATA[Security]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
AppArmor è una implementazione del Linux Security Module di  controlli d&#8217;accesso basati sul nome. AppArmor confina i singoli programmi a un gruppo di file selezionati e capacità POSIX 1003.1e draft.

Installazione
In Ubuntu 8.04 «Hardy  Heron» e successive, AppArmor è installato e caricato in modo predefinito. Alcuni pacchetti  installano dei profili propri, ma profili [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1 id="head-823ef0d54a02865013ab76e4fb6130d931929ff7" style="text-align: center;">Introduzione</h1>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/category/ubuntu/"><strong>AppArmor</strong> </a>è una implementazione del <strong>Linux Security Module</strong> di  controlli d&#8217;accesso basati sul nome. <strong>AppArmor</strong> confina i singoli programmi a un gruppo di file selezionati e <a href="http://www.profanatore.com/category/computer/">capacità </a>POSIX 1003.1e draft.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/apparmor-ubuntu.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-3280" title="apparmor-ubuntu" src="http://www.profanatore.com/wp-content/uploads/2010/03/apparmor-ubuntu.png" alt="" width="178" height="189" /></a></p>
<h1 id="head-0f5f95280e211f52a319d167ac79a6550f9f2043" style="text-align: center;">Installazione</h1>
<p style="text-align: center;">In <strong>Ubuntu 8.04</strong> «<strong>Hardy  Heron</strong>» e successive, <strong>AppArmor</strong> è installato e caricato in modo predefinito. Alcuni pacchetti  installano dei profili propri, ma profili aggiuntivi possono essere  trovati nel pacchetto <em>apparmor-profiles</em> presente nel componente <strong>universe</strong>.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-0259ffc257fa5f533a1390b18246b0316dfab3d7" style="text-align: center;">Utilizzo di  base</h1>
<p style="text-align: center;">Tutti i comandi debbono essere  eseguiti in un terminale.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-97b8e090e643ef5132f3feddcb3c676610369db9" style="text-align: center;">Elencare lo  stato corrente di AppArmor</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo apparmor_status
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-0d0e980178b2d8fb3bfadd504ed57cd8400df743" style="text-align: center;">Mettere un  profilo in modalità apprendimento</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo aa-complain /percorso/al/binario
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo aa-complain /bin/ping
</pre>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>Nella  modalità apprendimento (in originale complain) vengono rilevate le  violazioni alle regole dei profili di AppArmor  (per esempio il programma profilato accede a file non permessi dal  profilo). Tali violazioni sono permesse, ma anche registrate. Questa  modalità è conveniente per lo sviluppo di profili ed è usata dagli  strumenti di AppArmor per la generazione dei  profili (dalla documentazione su novell.com).</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-a9a5b5f81c4505471344b8413f6f521def70a893" style="text-align: center;">Mettere tutti  i profili in modalità apprendimento</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo aa-complain /etc/apparmor.d/*
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-580157bd1b9bd9ada5cb045a14f1f47f3c77c749" style="text-align: center;">Mettere un  profilo in modalità esecutiva</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo aa-enforce /percorso/al/binario
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo aa-enforce /bin/ping
</pre>
<div style="text-align: center;">
<table>
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><em>Il  caricamento di un profilo nella modalità di esecuzione (enforcment) fa  sì che sia rispettata la politica definita nel profilo e allo stesso  tempo segnalata a syslogd ogni tentata violazione (dalla documentazione  su novell.com).</em></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-03d8c7d46c78ef56ed96eddfce0646938dc45161" style="text-align: center;">Mettere tutti  i profili in modalità esecutiva</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo aa-enforce /etc/apparmor.d/*
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-2cc834cca69ebfb9f658607d3897552aad6c0ca9" style="text-align: center;">Disabilitare  l&#8217;infrastruttura AppArmor</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo /etc/init.d/apparmor kill
sudo update-rc.d -f apparmor remove
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-a77e50a67837f63e79d60081e41294c6cdd68a05" style="text-align: center;">Abilitare  l&#8217;infrastruttura AppArmor</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo /etc/init.d/apparmor start
sudo update-rc.d apparmor start 37 S .
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-c16428ba9b8ff78436263524354596ac13736744" style="text-align: center;">Ricaricare  tutti i profili</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">sudo /etc/init.d/apparmor reload
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-5eab25048ee91f26e34098fa49e8633d261d6ca2" style="text-align: center;">Ricaricare un  profilo</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">cat /etc/apparmor.d/nome.profilo | sudo apparmor_parser -r
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">cat /etc/apparmor.d/bin.ping | sudo apparmor_parser -r
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-a7f6084ccf3417830ebd6226865d71e757a6e137" style="text-align: center;">Disabilitare  un profilo</h2>
<p style="text-align: center;">
<pre style="text-align: center;">ln -s /etc/apparmor.d/nome.profilo /etc/apparmor.d/disable/
apparmor_parser -R /etc/apparmor.d/nome.profilo
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">ln -s /etc/apparmor.d/bin.ping /etc/apparmor.d/disable/
apparmor_parser -R /etc/apparmor.d/bin.ping
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-946277e0da7db051ad105cb45bbab2939b66bd2b" style="text-align: center;">Abilitare un  profilo</h2>
<p style="text-align: center;">In modo  predefinito, i profili sono abilitati (cioè caricati all&#8217;interno del  kernel e applicati ai processi).</p>
<pre style="text-align: center;">rm /etc/apparmor.d/disable/nome.profilo
cat /etc/apparmor.d/nome.profilo | sudo apparmor_parser -a
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">rm /etc/apparmor.d/disable/bin.ping
cat /etc/apparmor.d/bin.ping | sudo apparmor_parser -a
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-b40bc8e30e55a608583b076b2d91c539eea9e434" style="text-align: center;">Personalizzazione  dei profili</h1>
<p style="text-align: center;">I profili  possono essere trovati in <tt>/etc/apparmor.d/</tt>.</p>
<p style="text-align: center;">Alcune personalizzazioni possono essere compiute in <tt>/etc/apparmor.d/tunables/</tt>.</p>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-3695bf1d405590776367d9d681a0b7c71541afcf" style="text-align: center;">Impostare la  posizione delle directory home</h2>
<p style="text-align: center;">La  posizione delle directory home può essere regolata in <tt>/etc/apparmor.d/tunables/home</tt>.</p>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-5efb832cf413b9fa0e54aff0eda83eede94c4ced" style="text-align: center;">Domande  frequenti</h1>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-efad5d7f9ef51707060019ee9d40f075b76b30f8" style="text-align: center;">apparmor_status  riporta processi che sono non confinati ma che hanno definito un  profilo</h2>
<p style="text-align: center;">Riavviare i  processi elencati. Anche eseguire un riavvio di sistema corregge il  problema.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>AppArmor</strong> può tenere traccia e proteggere  solo i processi che sono avviato dopo che il modulo kernel è stato  caricato. Dopo l&#8217;installazione dei pacchetti <em>apparmor</em>, <strong>AppArmor</strong> viene avviato. I processi già in  esecuzione però non vengono protetti da <strong>AppArmor</strong>.  Sia riavviare il processo che l&#8217;intero sistema corregge il problema.</p>
<p style="text-align: center;">È anche possibile applicare un profilo a un processo  già in esecuzione attraverso il seguente comando:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo sh -c "echo 'setprofile /percorso/al/binario' &gt; /proc/pid/attr/current"
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-94086326d2fabc662831b89858094f81e00f5292" style="text-align: center;">Creazione di  un nuovo profilo</h1>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-2369a7cb11166e8159cf0364e08b49f2e3b088ff" style="text-align: center;">Progettare un  piano di test</h2>
<p style="text-align: center;">Provare a  pensare a come è possibile mettere sotto tortura l&#8217;applicazione. Il  piano di test dovrebbe essere diviso in casi di test più piccoli.  Ciascun caso di test dovrebbe avere una piccola descrizione ed elencare i  passi da seguire.</p>
<p style="text-align: center;">Alcuni casi  di test standard sono:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>avviare  il programma</li>
<li>arrestare  il programma</li>
<li>ricaricare  il programma</li>
<li>controllare  tutti i comandi supportati dallo script di init</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-9a4da2f98743c48d19709d7dec5bc0cd4599ec2b" style="text-align: center;">Generare il  nuovo profilo</h2>
<p style="text-align: center;">Usare <em>aa-genprof</em> per  generare un nuovo profilo.</p>
<p style="text-align: center;">Da un  terminale, usare il comando <em>aa-genprof</em>:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo aa-genprof eseguibile
</pre>
<p style="text-align: center;">Esempio:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo aa-genprof slapd
</pre>
<p style="text-align: center;">Maggiori informazioni sono disponibili nella pagina di  manuale:</p>
<pre style="text-align: center;">man aa-genprof
</pre>
<p style="text-align: center;">
<h2 id="head-b1d803ed51230405f1d7212fbd0a4c64e90dd229" style="text-align: center;">Includere il  proprio nuovo profilo nel pacchetto apparmor-profiles</h2>
<p style="text-align: center;">Per fare in modo che il proprio  nuovo profilo sia incluso nel pacchetto <em>apparmor-profiles</em>,  aprire in Launchpad un bug per il pacchetto  AppArmor:</p>
<ul style="text-align: center;">
<li>includere il proprio  piano di test e i casi di test</li>
<li>allegare  il proprio profilo al bug</li>
</ul>
<p style="text-align: center;">
<h1 id="head-b32236737900e0a1369d6daf94c185eb7bbdcbee" style="text-align: center;">Aggiornamento  dei profili</h1>
<p style="text-align: center;">Quando il programma non si  comporta in modo corretto, vengono inviati dei messaggi di audit ai file  di registro. È possibile usare il programma <em>aa-logprof</em> per  scansionare i file di registro in cerca dei messaggi di <strong>AppArmor</strong>, revisionare tali messaggi e  aggiornare i profili:</p>
<pre style="text-align: center;">sudo aa-logprof
</pre>
<p style="text-align: center;">Maggiori informazioni sono disponibili nella pagina di  manuale:</p>
<pre style="text-align: center;">man aa-logprof
</pre>
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