“Il Decreto interministeriale del 30 Marzo 2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Anno 151 N° 75 del 31 Marzo 2010 ha modificato il contesto normativo di riferimento delle spedizioni postali relative al settore editoriale: dal 1 aprile 2010 alle spedizioni editoriali saranno applicate le tariffe non agevolate previste per ciascuna tipologia di spedizione”.
Questo decreto, in vigore dal 1 aprile 2010, è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno per l’editoria italiana. Sembra una legge ad hoc per colpire le piccole case editrici e i piccoli giornali, come ad esempio “Il Fatto”…
Il decreto è stato emesso di concerto dal ministro Scajola e dal ministero dell’Economia e delle Finanze. L’aumento però non è di nessuna importanza, come potrebbe sembrare. Infatti, dal 1 aprile, spedire un pacco editoriale che prima costava 0,97 centesimi (fino a 3 kg, il corrispondente di pochi libri) adesso costa 7 euro. Si tratta di un rincaro di oltre il 700%, che non aiuta di certo gli editori, né i lettori che se vorranno acquistare un libro dalla casa editrice o da una libreria online vedranno, probabilmente, aumentare molto le spese di spedizione.
La protesta ovviamente a nome di tutti gli editori è partita da qualche giorno sul web, anche se le maggiori testate italiane ignorino del tutto il problema ed anche la protesta. Su Facebook è stato aperto un gruppo apposito, che ora conta quasi 5000 sostenitori. La protesta può essere sostenuta anche inviando email ai Ministeri. Facciamoci sentire, perchè questo decreto non colpisce solo gli editori ma tutta la cultura italiana.
Ricordiamo che questo decreto NON colpisce i non editori che spediscono con tariffa Piego di libri; per noi comuni privati le tariffe sono rimaste le stesse, lo dico a scanso di equivoci con gli impiegati delle Poste, che spesso sono disinformati sul loro stesso lavoro.








